ISF sulla libertà di stampa

Sabato 30 Luglio 2011 18:35 Stefano Neri
Stampa
*Information Safety and Freedom*  - newsletter n. 478, anno 5°, luglio 2011


Afghanistan: attentato nell'Uruzgan, morto reporter
29 luglio - La BBC ha confermato la morte di un suo corrispondente nella
provincia meridionale afgana dell'Uruzgan. Ahmed Omed, questo il nome del
reporter è morto in un agguato talebano lanciato ieri contro gli uffici
governativi del Paese, costato 17 vittime e 37 feriti. Peter Horrocks,
direttore di BBC Global News, ha espresso le sue condoglianze alla famiglia
e agli amici del giornalista. ''Proprio ieri mattina aveva inviato un
rapporto su un altro attacco dei talebani la notte scorsa'', ha scritto
Horrocks in una nota. ''La Bbc e il mondo sono grati ai giornalisti come
Ahmed Omed che mettono a rischio le loro vite, lavorando in prima linea in
luoghi molto pericolosi''. Pronta la replica dei talebani, che si sono detti
''rattristati'' per la morte di Omed, ucciso, a loro dire, ''da un
proiettile sparato dalla polizia''. (fonte: ASCA-AFP)

Cina: a Pechino sarà schedato chiunque va su internet nei locali pubblici
29 luglio - Cresce la polemica a Pechino per la nuova prescrizione della
polizia per bar, ristoranti, alberghi, librerie di installare costosi
sistemi di controllo sull’accesso a internet dai locali. Molti accusano le
autorità di volere aumentare la già rigida censura su internet. Ma i
commercianti protestano per il costo. L’apparato costa da 20mila (3100
dollari) a 40mila yuan e per dare accesso a internet chiede
l’identificazione con un documento. L’apparato conserva poi per 60 giorni,
per i controlli della polizia, il nome di chi ha usato internet,
l’indirizzo, il suo nome di accesso a internet e i siti web visitati. La
disposizione, che per ora appare applicata solo in alcune zone centrali di
Pechino come il distretto di Dongcheng, è molto criticata come ulteriore
forma di censura su internet, nonostante la polizia spieghi che si vogliono
colpire hacker, gioco d’azzardo online, frequentatori di siti porno e
diffusori di virus informatici. Ma molti esercenti, specie di piccoli
locali, protestano che non possono permettersi tale costo, né di rischiare
la multa di 15mila yuan e la revoca della licenza previste per i
trasgressori. Osservano che la spesa compete piuttosto alla polizia e dicono
che dovranno togliere il libero accesso a internet, che pure attira molto i
giovani che passano ore in tali locali navigando su internet. Critici anche
gli utenti, parecchi dei quali si dicono pronti a disertare i locali o a non
utilizzare questo collegamento internet. Molti spiegano di recarsi nei
locali non per ragioni di anonimato ma per poter navigare in un ambiente
confortevole e dove incontrare gli amici. Nei cibercafé è già previsto che
l’utente debba essere identificato, prima di avere accesso a internet. Di
fronte alla proteste e al rifiuto di molti esercenti di installare
l’apparato, Zi Xiangdong, portavoce dell’ufficio di Pechino per la Pubblica
sicurezza, dice che “si sta esaminando la situazione”, senza meglio
spiegare. La Cina vuole raggiungere un rigido controllo su internet, per
impedire il rapido propagarsi di notizie non gradite. Lo scorso febbraio per
settimane ignoti internauti hanno chiamato la popolazione a scendere in
piazza per proteste pacifiche stile Rivoluzione dei gelsomini, indicando
giorno e luogo di riunione e scatenando grande allarme nella polizia, che
nelle date indicate ha presidiato in forza i luoghi di riunione con cani e
cannoni ad acqua, arrestando persino chi passava, proibendo ai giornalisti
esteri di passeggiare nella zona. Fonti di polizia dicono che la misura sarà
presto introdotta in tutte le grandi città. fonte: AsiaNews)

Media in Macedonia: è crisi
<http://www.balcanicaucaso.org/aree/Macedonia/Media-in-Macedonia-e-crisi-99257>

29 luglio - Una grave crisi si abbatte sui media di Skopje. In molti stanno
chiudendo. Penalizzati i media di opposizione. Nel frattempo, il parlamento
adotta una legge bollata dall’opposizione come faziosa. Quello che preoccupa
però è l’assenza di una voce critica e obiettiva...

Guinea: marcia indietro su restrizione alla stampa

29 luglio - A tre giorni da un provvedimento restrittivo, il Consiglio
nazionale della comunicazione (Cnc)  ha deciso di rimuovere il divieto
imposto ai media di trattare dell’attacco perpetrato contro la residenza del
presidente Alpha Condé, lo scorso 19 luglio. Nell’annunciare l’annullamento
della misura,  la presidente del Cnc, Martine Condé, ha sottolineato che si
è trattato di “un avvertimento alla stampa”, precisando che la decisione di
fare marcia indietro “non è stata affatto dettata da pressioni esterne”.
Stampa nazionale e partiti politici avevano bollato il provvedimento come
“anticostituzionale”, “illegale” e “inaccettabile” in quanto violava
apertamente la libertà di stampa e di espressione sancita dalla
Costituzione. L’ex potenza coloniale francese aveva anche rivolto un severo
monito a Condé, primo presidente eletto democraticamente dall’indipendenza:
“Siamo preoccupati per la libertà dei media in Guinea. L’attentato contro il
capo dello Stato non deve giustificare restrizioni alle libertà
fondamentali” ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Parigi,
Bernard Valero. Come conseguenza della decisione del Cnc, mercoledì
l’emittente radiofonica francese ‘Rfi’ aveva cancellato un programmo di
approfondimento dedicato alla situazione politica guineana. (fonte: Misna)

* Information Safety and Freedom
* analisi, documenti e notizie sullo stato di
salute della libertà di stampa nel mondo
sito web: *isfreedom.eu*

*in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Toscana e Associazione Stampa Toscana

Share