Senza perdere la tenerezza, Ernesto Guevara ci parla ancora a oltre quarant’anni dalla morte.

E lo fa con inediti “appunti di guerriglia”, pubblicati oggi, per la prima volta, in Diario de un combatiente, a cura della fondazione Centro de Estudios Che Guevara. Si tratta di una raccolta di dieci libretti in cui il Che annota gli eventi della battaglia in Sierra Maestra, negli anni che vanno dal 2 dicembre 1956 (giorno dello sbarco a Cuba) al 3 dicembre 1958, poco prima del trionfo della rivoluzione a Santa Clara e della conseguente caduta del dittatore Batista.

Un patrimonio di sensazioni e impressioni appuntate brevemente, quando ce n’era il tempo, sulla fatica della guerra, sul rapporto complesso con Fidel, sull’organizzazione minuziosa delle offensive e dei piani d’attacco (come quello a Las Vegas de Jibacoa), il dispiacere per i compagni morti sul campo…

Resi finalmente pubblici dopo decenni di custodia, gli appunti grezzi del Che non raccontano in realtà niente di nuovo o di clamoroso rispetto a La guerra rivoluzionaria a Cuba, ma ne rappresentano l’anticamera. C’è tuttavia un buco di nove mesi (dall’agosto 1957 all’aprile 1958), in cui gli scritti si interrompono: due quaderni andati perduti, probabilmente censurati, visto che neanche il Centro de Estudios vi ha mai avuto accesso.

A guidare l’operazione editoriale Ocean PressOcean Sur, con la supervisione della vedova del Che, Aleida March. Sono stralci bellissimi (domenica la Repubblica ne ha pubblicato una parte in esclusiva), in cui la cronaca della guerra non è mai un mero e semplice resoconto bellico, ma una radiografia delle emozioni di Guevara uomo, prima ancora che condottiero rivoluzionario.

Perché nessuno sapeva meglio del Che che “la rivoluzione del mondo passa attraverso la rivoluzione dell’individuo”.