Riceviamo e pubblichiamo:
La situazione di crisi tocca particolarmente il Sociale. I tagli drastici ai bilanci e alle possibilità di sostegno, da parte degli enti pubblici, a progetti e servizi, spesso mantenuti in vita dal Non-profit, impongono la ricerca di altre strade per il reperimento di risorse: la progettazione europea è una di queste. Tuttavia, la sfida che oggi si pone, a chi lavora in campo sociale, non è solamente quella di trovare finanziamenti per le proprie attività in un ambito territoriale e istituzionale diverso da quello fin qui conosciuto. La sfida è ben più grande: è richiesto addirittura un cambio di mentalità, un nuovo modo di pensare e progettare. La progettazione europea, infatti, non può essere concepita che come progettazione CONDIVISA fra molti attori con pari dignità. E questo, se nella pratica significa capacità di lavorare in rete creando accordi di partenariato, nel modo di ragionare di chi opera nel Terzo Settore significa capacità di abbandonare una visione autoreferenziale e competitiva delle proprie peculiarità e specificità a favore di una cultura di "Unità nella diversità", che non a caso è il motto dell'Unione Europea. La sfida è così quella di scoprire che si può mantenere e valorizzare la propria individualità nella e attraverso la collaborazione con gli altri.
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