Avanti Savoia! Indietro Savoia!

Mercoledì 21 Novembre 2007 11:24
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Ieri sera è stata rivelata durante la trasmissione “Ballarò” di Floris la querelle diplomatico-giudiziaria che a ciel sereno si è abbattuta su Palazzo Chigi. Sembra infatti che a fine ottobre sia stata recapitata al presidente della repubblica Giorgio Napoletano e al presidente del Consiglio Romano Prodi una reale missiva di sette lunghe pagine ove Vittorio Emauele e suo figlio Emanuele Filiberto pretenderebbero 260 milioni ai danni dello stato italiano per i danni morali subiti in 54 anni di esilio. Di tutta risposta il governo ha replicato per mezzo del segretario generale della presidenzaa del Consiglio Carlo Maliconico: “Non intendiamo pagare nulla ai Savoia, anzi saranno loro a dover pagare per le responsabilità legate alle note vicende storiche”. Vittorio Emanuele pretenderebbe 170 milioni di euro, mentre il figlio si ‘accontenterebbe’ di 90 milioni più gli interessi e la restituzione dei beni confiscati alla famiglia dal 1948. Il tutto hanno fatto sapere per “violazione dei diritti umani”. “Inopportuni” è stato il commento del cugino Amedeo quanto meno sull'opportunità di chiedere proprio adesso il risarcimento. Il portavoce di Casa Savoia, Filippo Bruno di Tornaforte, invece ricorda cause simili intentate da altri ex regnanti: "E' il caso della Grecia, che ha dovuto pagare un cospicuo risarcimento a re Costantino e alla sua famiglia per l'ingiusto esilio".  Per questo, a ridosso della prescrizione che scatterebbe alla scadenza dei cinque anni dal rientro in Italia, i Savoia sembrano davvero decisi a fare causa allo Stato. L'ex famiglia reale è rimasta in esilio dal 1946, anno in cui si svolse il referendum che fece dell'Italia una repubblica al 2003, quando rientrarono nel nostro Paese grazie alla legge costituzionale approvata l'anno prima, legge che cancellava gli effetti delle disposizioni transitorie della Costituzione. Gli anni di esilio sarebbero 56 ma per la richiesta di risarcimento i Savoia si basano sulla data di approvazione della Convenzione Europea, quindi sul 1948. Quanto ai proventi dell'eventuale vittoria processuale, Tornaforte precisa che andrebbero a una neonata "Fondazione Emanuele Filiberto di Savoia" che li destinerebbe "in opere di beneficenza e di sostegno alle fasce sociali più disagiate".
 
Nicoletta Consumi - DEApress 

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