Tutto esaurito per il Signor G.

Lunedì 10 Dicembre 2007 13:34
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“Un certo signor G” è l’occasione per rileggere, rivisitare, re-interpretare l’opera di Giorgio Gaber.

 A di 37 anni di distanza, con mano libera e pudica, lo spettacolo cerca di accostarci a un personaggio, uno stile, dei contenuti e linguaggi di un artista geniale ed innovatore, sempre autonomo e fedele a se stesso.

Questo Signor G è stata un’esplorazione nel beffardo, paradossale, buffonesco mondo di questa maschera di uomo comune che si interroga, comicamente impotente, sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo. Per questo si ispira, riproponendo e rimontando, alle prime esperienze teatrali di Gaber, quelle de “Il Signor G” appunto, ma anche quelle di “Dialogo tra un impegnato e un non so”, “Far finta di essere sani”, “Anche per oggi non si vola” (tra il 1970 e il 1974), rifacendosi anche stilisticamente alle forme del ‘teatro canzone’, invenzione gaberiana continuamente perfezionata nel corso di vari spettacoli, geniale intreccio di monologhi e melologhi, musica e canzoni.

Neri Marcorè è il signor G trent’anni dopo; solo sul palcoscenico, accompagnato da un gruppo di musicisti, a riscoprire un’opera, quella di Gaber e Luporini, da considerare un’invenzione senza tempo di scadenza. Un classico moderno che tra ironia, malinconia, istanze civili e comico paradosso si interroga sui destini dell’uomo moderno, in bilico tra utopia, impotenza, razzismo, amore, consumismo, paura e sogno. Un individuo che, ci dice Gaber, soffre dei mali più comuni e alla moda: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione delle cose vicino allo zero: una persona normale insomma.

Il Signor G, dice Gaber soffre, dei mali più comuni e alla moda: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione delle cose vicino allo zero: una persona normale insomma!

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