Final Eight di basket: Avellino nella storia

Lunedì 11 Febbraio 2008 03:00 Simone Grasso
Stampa

Contro ogni pronostico. Avellino, piccola realtà del basket italiano diventa grande. Dopo la paura per la retrocessione e l’immediato ripescaggio, l’Air Avellino tocca il cielo con un dito. Campione d’Italia, dopo aver praticamente annientato sul parquet rispettivamente Biella, Montegranaro, Bologna. Merito della famiglia Ercolino, che nell’estate scorsa prelevarono la squadra evitando così il fallimento. Merito di un allenatore, Matteo Boniccioli, in grado di garantire una giusta coesione tra le parti. Coadiuvato dal sempre verde Tonino Zorzi come senior assistance. Vero e proprio guru del basket italiano. Merito dell’intera provincia che si è stretta intorno alla squadra e alla società, facendo quadrato, e riuscendo a risalire la china. Merito dei giocatori tutti: Marques Green, Devid Smith (MVP della final eight) ed Eric Williams su tutti. Hanno garantito qualità e quantità sul perimetro di gioco. Come non ricordare poi il rinato Alex Righetti, tra i migliori cestiti italiani, che proprio ad Avellino sembra aver ritrovato una seconda giovinezza dopo essere caduto un po’ nel dimenticatoio. E ancora il capitano Nicolas Radulovic, ex stella della nazionale italiana, che a dispetto della sua età , ha dimostrato di avere ancora tanto da offrire a questo sport.  E quindi i vari Ortis, Cavaliero, Lisicky, Burlacu, Paolisso, Bryan, sempre pronti quando sono stati chiamati in causa, ed in grado di far respirare lo starting five. Un plauso ovviamente agli inossidabili Original Fans, gruppo storico del tifo irpino, che hanno garantito una presenza ed un sopporto costante alla squadra. Quasi in cinquemila nella finale di Bologna. Encomiabili.

E allora tanto di cappello all’Air Avellino, che già in campionato aveva dimostrato le sue potenzialità, arrivando a Bologna come seconda in classifica (dietro solo a Siena) e sull’onda di sette vittorie nelle ultime otto partite disputate. La speranza è che l’intero team possa confermasi in futuro, smentendo le voci di chi vorrebbe l’Air Avellino come una semplice meteora. Ovviamente per far questo, c’è bisogno di quel clima di familiarità che il patron Ercolino ha sapientemente saputo costruire, di capacità organizzative e del supporto dell’intera provincia. Fattori che fino a questo momento non sono mai venuti meno. Ma sappiamo bene quanto sia facile saltare sul carro dei vincitori. Più difficile sarà ora riconfermarsi sugli stessi livelli. Ma è un’impresa alla portata. Fattibile. Il sogno si chiama Eurolega. L’augurio è che tutti remino nella stessa direzione, profondendo forze, capacità e competenze.

 

 

Simone Grasso

 

                                              

                                                                                                                                           

 

 

Share

Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Gennaio 2010 16:23 )