Riceviamo e pubblichiamo:
Information Safety and Freedom
newsletter n. 382, anno 4°, maggio 2010
Non date retta all'Onu: qui non c'e' niente da
E anche questo tre di maggio l'Onu ha festeggiato la "Giornata per la
Libertà di stampa". Ma in Italia "festeggiare" è una parola grossa, sarebbe
meglio dire che la stampa libera si "commemora", come si commemorano tutti i
giornalisti "buoni", degni di attenzione solo perché oltre ad essere bravi
sono anche morti...
ISFREEDOM
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Il nuovo canale video di ISF
Filmati, interviste, reportage sugli attacchi alla libertà di stampa nel
mondo
A cura di Leonardo Ferri
Somalia: giornalista ucciso a Mogadiscio
5 maggio - Un giornalista del ministero dell’Informazione del governo
federale di transizione (Tfg), Sheikh Nor Abkey, è stato ucciso da un gruppo
di uomini armati nel quartiere di Wardigley, a Mogadiscio. Lo hanno
confermato fonti interne al ministero precisando che la vittima, storico
corrispondente dell’emittente ‘Radio Mogadiscio’ sarebbe stato prelevato dal
mercato di Bakara nel tardo pomeriggio di ieri da un gruppo di uomini
armati. Ore dopo, il suo corpo senza vita è stato trovato vicino a un
albergo nel quartiere di Wardigley. “Gli Shebab ci hanno telefonato, in
redazione, per dirci che avevano sequestrato il nostro collega e che lo
avrebbero ucciso al tramonto” ha raccontato Abdirrahamn Yousuf al Adala,
direttore dell’emittente governativa per cui il giornalista lavorava da
alcuni anni. “Poi ci hanno telefonato una seconda volta per dirci che lo
avevano ammazzato” ha aggiunto. Abkey è il primo giornalista assassinato
dall’inizio dell’anno in Somalia – considerato uno dei paesi più pericolosi
al mondo per gli operatori dell’informazione – dove nove giornalisti, tra
cui alcuni direttori, sono stati uccisi nel corso del 2009. A partire dagli
anni ’70 Abkey aveva lavorato per l’agenzia di stampa somala ‘Sona’ e per
diverse emittenti tra cui ‘Radio horn Afrik’. Durante gli anni della guerra
civile era passato alla televisione nazionale come reporter conduttore e
infine, negli ultimi anni, era entrato nel ministero dell’Informazione.
(fonet: Misna)*
Freedom House: la libertà di stampa nel mondo decresce
5 maggio - Nel mondo solo un abitante su sei vive in paesi in cui
l'informazione è libera. Questo è quanto è emerso dall'ultimo studio
condotto dalla Freedom House, "A Global Survey of Media Indipendence", il
quale ha rivelato, tra l'altro, che nell'ultimo decennio la libertà di
stampa nel mondo ha iniziato a decrescere, contrariamente a quanto è
accaduto in seguito alla caduta del muro di Berlino. Freedom House è un ente
di ricerca con sede a Washington D.C. che si pone l'obiettivo della
promozione della democrazia liberale nel mondo. L'organizzazione non-profit
e indipendente, fondata dalla first lady Eleanor Roosvelt e da Wendell
Willkie, che ne furono i primi co-presidenti, quest'anno celebra il
trentesimo anniversario della pubblicazione del rapporto annuale sul livello
di libertà democratiche in diversi paesi del mondo. Il rapporto del 2009
sulla libertà di stampa (Global Press Freedom 2009) rivelava che su 195
paesi del mondo analizzati solo in 70 vi era piena libertà di stampa, in 61
ve ne era in parte e nei restanti 64 non ce ne era affatto. L'Italia nel
2009, occupando il 24° posto nella classifica europea e il 73° a pari merito
con il Tonga in quella mondiale, era stata considerata, assieme alla
Turchia, l'unico paese occidentale "partly free". La ricercatrice che
condusse lo studio, Karin Karlekar, affermò che il problema principale
dell'Italia, probabilmente, era legato ad "un'eccessiva concentrazione della
proprietà dei media, insolitamente superiore agli standard europei". In
attesa di dati più precisi relativi al rapporto del 2010 sulla libertà di
stampa, la Freedon House ha già annunciato che la situazione sembra essere
peggiorata in America Latina (con particolare riferimento a Messico,
Honduras, Nicaragua, Equador e Venezuela), in russia e in Medio Oriente. Per
quanto riguarda l'Italia non ci sono significativi cambiamenti rispetto alla
situazione dell'anno scorso. Ben peggiore è la situazione di paesi come
Bielorussia, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Eritrea, Guinea
equatoriale, Iran e Libia, dove i media indipendenti non vengono messi in
condizione di poter operare.
LEGGI IL RAPPORTO (in inglese) ALLA PAGINA WEB:
Algeria: stroncata sul nascere manifestazione per la libertà di stampa *
5 maggio - Ieri, la polizia algerina ha impedito lo svolgimento di una
protesta per la libertà di stampa, davanti alla sede della televisione
pubblica, sui colli di Algeri. Ha arrestato per alcune ore gli
organizzatori, tra cui vi sono tre giornalisti. Gli obiettivi di questa
iniziativa erano tre: portare l'attenzione sulla mancanza di libertà civili,
denunciare l'eccessivo controllo del Governo Bouteflika sui media nazionali
e chiedere l'apertura di nuovi media radiotelevisivi. Human Rights Watch
riferisce che l'invito per la manifestazione è stato pubblicato la scorsa
settimana su Facebook, un tempo sufficiente per mettere in allarme i servizi
segreti. I manifestanti, infatti, hanno trovato ad attenderli posti di
blocco e uno schieramento di forze di polizia. In Algeria, dal 1992, vige lo
stato d'emergenza per cui proteste di questo tipo possono essere vietate e
revocate se "disturbano l'ordine e la tranquillità pubblica."
Iran: nuovi arresti di attivisti e dissidenti
5 maggio - La scorsa fine settimana le autorità hanno fermato un
giornalista, un avvocato e una studentessa. La ragazza avrebbe partecipato
alle proteste esplose all’università durante la visita a sorpresa del
presidente Ahmadinejad. Avvolta nel mistero la sorte del regista Jaafar
Panahi; Hollywood si mobilita con una lettera di protesta...
Information Safety and Freedom
analisi, documenti e notizie sullo stato di
salute della libertà di stampa nel mondo
sito web: http://www.isfreedom.org
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