Dopo il caso del militare del Sismi ferito gravemente in Afghanistan e le dure parole del padre che accusa sia Prodi sia Berlusconi di essere due assassini, si torna a parlare anche dei quattro italiani rapiti in Iraq nel 2003 tra i quali fu ucciso Quattrocchi.
La notizia però non riguarda “i campi di battaglia” ma un’aula di tribunale: Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli sono accusati di “arruolamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero” in quanto proprietari della società Presidium. Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi sarebbe stati assoldati dalla società per compiere azioni di antiterrorismo e intelligence.
A decidere il rinvio a giudizio è stata la procura di Bari visto che ancora non è stato accertato se gli uomini arruolati portassero avanti solo un lavoro di difesa o anche di offesa.
La difesa dal canto suo può vantare testimoni importanti del calibro di Prodi e D’Alema, mentre l’accusa fa leva sull’autodescrizione della società Presidium: “società leader nell’addestramento operativo in Paesi ad alto rischio”, che offre “corsi di formazione per persone che vogliano intraprendere attività a dir poco peculiari quali la negoziazione per la risoluzione di rapimenti, controspionaggio, piani di evacuazione, ricognizioni, sminamento e bonifica nel territorio, combattimento nella jungla, in ambiente urbano, nel deserto, commandos, controterrorismo, controguerriglia e, addirittura, controsorveglianza (cioè tecniche per eludere la sorveglianza di altri bodyguard, il che vuol dire per scopi solitamente poco edificanti quali il rapimento e l’ omicidio della persona protetta)”.
Aspettando il verdetto rimaniamo senza parole e speriamo che anche questo episodio non si inserisca nella coda dei cosiddetti misteri italiani, molti dei quali praticamente chiari ma che non hanno mai trovato una loro “ufficializzazione” nelle aule di tribunale.
La notizia però non riguarda “i campi di battaglia” ma un’aula di tribunale: Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli sono accusati di “arruolamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero” in quanto proprietari della società Presidium. Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi sarebbe stati assoldati dalla società per compiere azioni di antiterrorismo e intelligence.
A decidere il rinvio a giudizio è stata la procura di Bari visto che ancora non è stato accertato se gli uomini arruolati portassero avanti solo un lavoro di difesa o anche di offesa.
La difesa dal canto suo può vantare testimoni importanti del calibro di Prodi e D’Alema, mentre l’accusa fa leva sull’autodescrizione della società Presidium: “società leader nell’addestramento operativo in Paesi ad alto rischio”, che offre “corsi di formazione per persone che vogliano intraprendere attività a dir poco peculiari quali la negoziazione per la risoluzione di rapimenti, controspionaggio, piani di evacuazione, ricognizioni, sminamento e bonifica nel territorio, combattimento nella jungla, in ambiente urbano, nel deserto, commandos, controterrorismo, controguerriglia e, addirittura, controsorveglianza (cioè tecniche per eludere la sorveglianza di altri bodyguard, il che vuol dire per scopi solitamente poco edificanti quali il rapimento e l’ omicidio della persona protetta)”.
Aspettando il verdetto rimaniamo senza parole e speriamo che anche questo episodio non si inserisca nella coda dei cosiddetti misteri italiani, molti dei quali praticamente chiari ma che non hanno mai trovato una loro “ufficializzazione” nelle aule di tribunale.
Davide Pinelli - DEApress
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