Dopo la sentenza di febbraio con la quale condannava tre dirigenti di Google per violazione della privacy, il giudice Oscar Magi ha reso note le motivazioni che sono alla base della condanna inflitta dal tribunale di Milano. Per il giudice il reato consiste non tanto nel non aver controllato i dati pubblicati dagli utenti ma nel non aver sufficientemente informato questi ultimi circa gli obblighi di legge secondo l’informativa sulla privacy. La sentenza sottolinea quindi la responsabilità del motore di ricerca che non ha responsabilizzato gli utenti nell’uso degli strumenti che vengono loro messi a disposizione. Sulle autostrade del web potrebbero essere posti i primi cartelli per una navigazione sicura.