L’anno cruciale della nostra historia repubblicana è cominciato nel 1945. L'Italia veniva da un ventennio di durezza, di guerre e prevaricazione mondiale. Si era illusa e abbagliata nella pretesa di una "razza" d'esser padrona di popoli e cose, e per anni ne fece strage e ne cercò la distruzione.
Nel silenzio delle case e dei talami si erano consumati gli errori di una cultura contadina e confessionale, che era la sola riconosciuta dai sudditi del Regno. In questo anno 2011 si festeggia l'Unità del Paese, ma per circa un secolo i nostri maggiori non avevano avuto che ideali dell'800 e ne avevano mancato la più alta realizzazione mantenendo una pletora di famiglie nobili, reali, ducali ecc. le quali erano proprietarie di terre e sostanze.
Il fascismo sembrò volere cambiamenti importanti quando si fece portatore di ideali repubblicani che erano il messaggio politico di G.Mazzini, delle " camice rosse garibaldine "e degli anarchici.
Il ventennio mussoliniano invece tradì tutte le aspettative " sansepolcriste " e si rese complice dei poteri forti che mantennero intatti i loro privilegi secolari peggiorando la realtà sociale ed economica di tutte le classi subalterne. Decisoni prese in nome di una grandezza imperiale portarono infine il Paese al collasso, alla guerra e alla distruzione scontrandosi con realtà sociali importanti, che avevano cresciuto alcuni popoli d'Europa e nei Paesi emrgenti delle Americhe. La guerra di Liberazione fu l'atto solenne del riscatto di un intero popolo e per questa ragione che Togliatti, in nome della riconciliazione degli italiani, propose ed ottenne l'amnistia per gli ex fascisti e per tutti coloro che dopo l'8 settembre si erano macchiati di reati politici. Palmiro Togliatti era anche il segretario del Partito comunista Italiano, e perciò va dato atto a quel PCI vituperato ma stanco di anni romani di violenza e cattiveria, che comandò ai compagni Partigiani combattenti di posare le armi perché era arrivato il momento di costruire e pacificare.
Per ragioni quasi sempre personali un idea di profitto e dolore prende colore e piede avvelenando il pensiero debole dell’umanità e delle persone, così che improvvisamente invece di pensare al buon lavoro, al buon cibo, ai bravi figli, al buon Governo, ci ritroviamo tutti a pagare dazio per una bicicletta che giurammo, ci avrebbe portati lontano.
Le grandi storie dei giardini di Semiramide e del tribunale di Salomone, dell’arca di Noè, delle idi di marzo, del mese di Fiorile, del balcone di Giulietta, del passaggio a nord-ovest, del guardare o vedere, sono tutte giornate dove c’è in gioco l’amore. Quello vicino e quello per il Mondo, che è cosa diversa da intolleranza e servire.
Il viaggio di Gilgamesh non è quello di Ulisse, così come Gulliver somiglia poco a Kerouac, ma il comune pensiero dell’andare portò Colombo alla fine del mare-oceano e Marco Polo tra i sentieri del Buhdda, come Perseo accompagnava Eric il Rosso, così che a noi tutti le frontiere aperte dal sacrificio dei viandanti, dei nomadi e dalle carovane, ha fatto capire che il posto di ognuno può anche essere altrove…..
... e così Dante ci ha cantato l’amore e come sempre è toccato ai Poeti dirci cose tra i confini del Mondo; tra la guerra e il sapore della Terra, tra il denaro e il benessere, tra il gioco e il lavoro, tra il sentire e l’ascoltare, tra il piacere e il godere, tra le paure e il gestire. Così come tra il fiume e il mare l’acqua diviene sostanza…..e i giorni di pioggia sono pianto e l’asprezza di certe giornate sono il balsamo per un campo arido, e danza per i pesci, linfa per il seme.
Per molte ragioni diffido delle persone che non avendo storie da raccontare parlano di sé stessi. Mi fanno sentire adagiato in stanze socchiuse da tende, l’avvolto nel pacco spedito lontano, allontanato senza ragione. Un gioco sopra la mia testa, l’ascolto. I timori dell’odierno che mi soffocano per interposta persona.
Con la mano a saluto sento un numero tatuato sulla pelle, come un marchio antico che frigge del fuoco. Magari avevo solo della terra, e questa mi fu donata per coraggio e valore, ed oggi è solo uno spazio di vita, di prova e ascolto. Può essere più di quanto io riesca a colmare, meno di quanto riesca a raccontare. Magari è qualcosa destinato a crescere con me, ad aspettare; e mi viene tolta o impedita da chi fa merce d’ogni cosa e mi ritrovo escluso perché altri, l’altro, sono molti. Così ritrovandomi a ballare da solo sento che non va bene, qualcosa non torna, quando si instaura la dittatura della maggioranza.
Ogni cosa che s’impone dall’alto è un tributo che paghiamo al nostro coraggio e alla fantasia. Ogni protocollo e tradizione possono diventare corda e catene ad impedire la crescita di genti e legge, come il ritardo dell’andare è paura dell’incontro e del sentire vicino, perciò s’alimenta intolleranza e catalogo. Il patto stretto dal nostro popolo in quei giorni vitali del dopo guerra del 1946 è stato disdetto e troppi hanno dimenticato.
E un manipolo di arrivisti e sopruso siedono sui troni di pietra del necessario percorso unitario. I tarli della diffidenza si scoprono sontuosi nella differenza, e qualcuno sembra migliore di altro e parlano di noi anteponendo il pronome personale. Così che in nome di valori condivisi lo specifico avanza, l’interesse si fa prezioso, lo spazio è riempito di accuse, di lacciuoli e lagami, oggi che i confini del Mondo sono scoperti e i numeri del dolore e della fame sono in aumento niente e nessuno dovrebbe impedirci di operare per una crescita comune.
Le frontiere sono state distrutte dal sangue e dalla lotta di popoli interi che hanno combattuto per l’uguaglianza e la solidarietà. E’ tempo che ricominciamo a lavorare perché l’unità del Pianeta sia fatta e costruita a migliorare le condizioni di vita del tutto, rilanciando quella qualità dell’esistere che dicemmo importante e che ci ha visto per secoli combattere il sopruso e la mancanza di fraternità.
E’ tempo di non permettere più che alcuni si facciano lustro di comuni paure, è tempo che il viaggio continui.
walter maccari - www.nuovaresistenza.org – www.deapress.com – macwalt@leonardo.it
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