Sono in corso trattative del Governo per modificare l'assetto del lavoro.
Elsa Fornero non esprime decisioni ma dichiara la sua volontà a prendere provvedimenti condivisi pur essendo nella convinzione di dover attuare riforme necessarie.
Riguardo l'art. 18 dichiara: “Mi fermerò dove me lo chiede Monti” ma non ci sono dichiarazioni chiarificatrici, non delineano un percorso ma fanno sapere che non sarà un tabù. L'opinione pubblica saprà a cose fatte.
L'art. 18 è sicuramente un diritto da tutelare nel massimo rispetto dei lavoratori. Quello stesso rispetto che viene a mancare nonostante l'art. 18.
Nell'inchiesta di “La Repubblica” di venerdì, 20 gennaio, infatti, viene alla luce un fattore inquietante quanto ormai consolidato: due milioni di lavoratori al momento dell'assunzione tracciano con un'unica firma la propria assunzione e le proprie dimissioni. Un ricatto intollerabile che viene consumato ai danni soprattutto di lavoratrici dove la maternità diventa un rischio di mancanza di lavoro; ma riguarda anche gli operai.
Una promessa e un inganno. “In pratica” – spiega Pasquale De Dilectis, direttore provinciale del patronato Acli di Napoli, “al momento dell'assunzione le aziende fanno firmare al lavoratore un foglio completamente in bianco, o magari una pagina già completa senza una data in cui il neo dipendente presenta le proprie dimissioni. Questa lettera viene custodita dal titolare che così può decidere, in ogni momento, di mandar via il lavoratore senza doverlo licenziare e dunque mettendosi al riparo da cause e contenziosi”.
Si può essere “dimissionati” – spiega l'articolo – per decine di pretesti ma i motivi più frequenti sono la nascita di un figlio, una malattia, l'età, i rapporti con il sindacato. O ancora – raccontano alle Acli – per lo scadere dei benefici della legge 407 del 1990 che permette ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato di non pagare per tre anni i contributi al neo dipendente che vanno a carico direttamente all'Inps.
Uno scenario cinicamente drammatico che sussiste nonostante l'art. 18.
Sarebbe un buon lavoro, da parte del responsabile del Welfer al Governo e il suo entourage, verificare, controllare e bloccare con severe sanzioni, civili e penali, questa ripugnante modalità.
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