La sindrome di Giulio II

Giovedì 19 Giugno 2008 11:53 Giulio Gori
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I Faraoni vollero l'immortalità attraverso le piramidi. Migliaia di schiavi sacrificati, pur di scalare le vette che portano agli dèi e all'immortalità. I Romani preferirono monumenti che ricordassero le loro più prosaiche imprese di guerra; archi, colonne e obelischi che avevano, in ogni caso, un sapore di mauseoleo.
Il papa Giulio II, "la spada della chiesa", chiese a Michelangelo di realizzare la tomba più magnifica e imponente che la cristianità avesse mai conosciuto. Quell'opera non è mai arrivata a pieno compimento, ma rappresenta comunque, nell'immaginario di chi legge la storia, l'apogeo del narcisismo e del senso di onnipotenza dell'uomo.

Visti oggi, quegli uomini così pieni di sé accolgono, in qualche modo, la nostra solidarietà: lo facevano per se stessi, esplicitamente, senza ipocrisie.
Oggi, i nuovi mausolei si chiamano viadotti, autostrade, areoporti, zone industriali, varianti, terze corsie e aree di servizio. Oggi, più modestamente, una targa d'ottone sbiadito è più che sufficiente ad accontentare aneliti di (breve) immortalità. Oggi, l'ambizione di lasciare in qualche modo il segno, viene chiamata interesse collettivo. Ed è questa la cosa più odiosa.
Se i politici di oggi avessero il coraggio di ammettere di voler costruire un monumento alla propria memoria, probabilmente ci faremmo qualche sonora risata, ma staremmo tutti più tranquilli. Invece, il nostro interesse (perché il "nostro interesse" è sempre bene che ce lo spieghi qualcun altro), ci costringe ai rischi di una bretella autostradale Barberino Incisa, del raddoppio di un areoporto a dir poco costipato (non basterebbe migliorare il collegamento ferroviario con quello di Pisa?), alla quasi certezza di riempire una valle con terre di scavo, per realizzare un enorme panettone, con sopra una stazione di servizio (Bellosguardo).
I novelli Giulio II potrebbero chiedere ai cittadini, più sinceramente, di pagare qualche obolo per la realizzazione di una statuetta da mettere in un giardino, magari nel recinto dei cani. Saremmo, credo, tutti felicissimi di pagare. Loro avrebbero la loro piccola immortalità, noi ci guadagneremmo in salute.

Giulio Gori

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