Non sono un'esperto nè di telecomunicazioni, nè di reti digitali....Nonostante ciò, non posso nascondere una certa preoccupazione nell'apprendere, da varie fonti "della rete" del "rush finale" del cosiddetto "pacchetto telecom" (dove telecom starebbe per telecomunicazioni), da parte delle commissioni e del parlamento europeo. Questo conterrebbe norme, direttamente o indirettamente inspirate dal premier francese Sarkozy, volte a fare da deterrente a possibili usi di internet contrari al diritto d'autore (ma non solo...). Sembra infatti ad esempio, che un utente che effettui tre pratiche di violazione del copyright, dovrà avere la connessione tagliata dallo stesso fornitore di connettività. Inoltre sembra allo studio la creazione di un'autorità europea regolamentare delle telecomunicazioni. Anche gli emendamenti presentati non sembrano incidere più di tanto su quello che ritengo essere il principale problema. Viene proposto che gli stati non possano "imporre alcuna tecnologia che faciliti la sorveglianza",ma anche la necessità di una decisione di un giudice prima di sanzioni. Entrambi sarebbero "ottime idee", ma, temo che il problema sia a monte. Ora, in Italia la sorveglianza è, a monte, non solo, e non necessariamente tramite una tecnologia dedicata, infatti come sa qualunque utente di "internet point", è di fatto illegale accedere a internet in forma anonima. A questo punto immagino che il lettore o la lettrice esclamino "aspetta un momento! Ma allora la situazione x o y, dove di fatto ciò è possibile..." Aihmè, sebbene esistono -casi rari- situazioni effettivamente "borderline" questa è la realtà del 90% dei casi e la tendenza evolutiva del restante 10%. Persino per acquistare un cellulare è necessario un documento...In qualunque stato "democratico" dovrebbe (sottolineo, dovrebbe) essere necessaria una sentenza di un tribunale perchè gli organi di polizia possano controllare un servizio di posta normale. Senza nessuna sentenza, la stessa tracciabilità è -quasi sempre, vedi i citati internet point- prerequisito (almeno teorico, voglio sperare non pratico) della legalità della fruizione di internet. Inoltre, sussiste sempre il rischio di "interpretazioni creative" anche nel prevedere a priori, nella formulazione delle leggi -ed è anche il caso del pacchetto in questione- "casi di straordinaria necessità ed urgenza", oppure il rischio terrorismo. Le limitazioni alla libertà, prescritte dalla legge, devono essere specifiche, non si può essere generici: se davvero vogliamo prevenire abusi, si devono descrivere univocamente con termini "ben delimitati", e non "a priori". Altrimenti si sfocia inevitabilmente nella repressione preventiva.
Fabrizio Cucchi, DEApress
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