Riflessioni sul concetto del tempo
Orologi, calendari, libri di storia: tutto ci racconta il trascorrere del tempo. Uno dei misteri più affascinanti e misteriosi dell’universo. Fin dall’inizio del secolo scorso si pensava che il tempo scorresse ovunque in modo lineare. Ora sappiamo che il tempo può accelerare o rallentare e, forse persino invertire il suo cammino. Nel mondo della scienza si discute sulla possibilità di viaggiare nel tempo e s’ipotizza l’esistenza di macchine del tempo cosmiche, legate alla struttura dei buchi neri. La storia nella misurazione del tempo arte dall’antica osservazione dei corpi celesti per arrivare oggi ai pulsar, stelle di neutroni, gli orologi più precisi dell’intero universo, veri e propri “fari” che emettono onde elettromagnetiche di una regolarità assoluta.
L’orologio più preciso fu l’invenzione di Galileo Gallilei e la costruzione successiva fu olandese: dieci secondi al giorno di possibile errore. Gli orologi meccanici appaiono sulle torri delle città verso la prima metà del XIV secolo, l’evoluzione delle suonerie erano destinate a svegliar ei frati nei conventi. In quel periodo ci fu una vera e propria caccia lla precisione. Arrivati gli anni venti, i secondi furono scanditi dagli orologi al quarzo che si basano sul fenomeno della piezoelettricità (in seguito al quale il cristallo sottoposto a tensione elettrica oscilla). Superati, in quanto a precisione, dagli orologi atomici il cui primo esemplare risale al 1949.
Nel corso dei millenni sulla terra, il giorno, l’intervallo del tempo che va da un sorgere del sole all’altro si è allungato: in altri termini, il tempo che impiega la terra a girare intorno al proprio asse è lentamente cresciuto. L’attrazione gravitazionale esercitata dalla luna sulla terra non è solo responsabile delle maree, m esercitandosi anche sul globo terrestre che tende ad essere come “gonfiato” provoca un rallentamento , di conseguenza il giorno si allunga. Le stime ci danno un rallentamento di un secondo ogni secolo (circa) Gli studi sui fossili testimoniano a loro volta di un avvenuto rallentamento della rotazione terrestre di tre ore in 500 milioni di anni, infatti quando ancora attorno al pianeta non si era formato lo strato di ozono, l’elemento essenziale alla vita sulla terra ferma, il giorno era, di sole 21 ore.
Il 23 ottobre 1998, ore zero, minuti zero, secondi zero: nasce il beat una nuova misura del tempo. Questo è il tempo di internet. A creare questa nuova misura del tempo sono stati Nicholas Negroponte (famoso scienziato american o che ha fondato Media-Lab) e Nicholas Hayer, Presidente della Swatch. Secondo questi scienziati il tempo doveva costituire un riferimento unico su tutto il pianeta, senza essere più assoggettato ai vincoli dei fusi orari. Così hanno deciso di creare u n tempo unico, dividendo l a giornata in mille beat, ognuno dei quali dura esattamente un minuto e 26,4 secondi. Oggi il beat si sta diffondendo rapidamente soprattutto come unità di misura del tempo su internet che avendo abolito le distanze non potrà essere ancora legato al tempo locale.
Come dobbiamo intender il concetto di tempo? Secondo me, è da intendersi come una successione di eventi interpretabili attraverso le vicende umane e naturali. Il trascorrere del tempo da sempre ha ispirato filosofi,e scrittori e scienziati. Oggi, più che mai, il rapporto dell’uomo con il concetto di “tempo” assume una particolare e nuova importanza. Cambia radicalmente il modo di concepire la “dimensione tempo”. Infatti, nel lavoro presentato il tempo si identifica con quello che è già trascorso appartenente al passato più o meno vicino o più o meno remoto e con quello che sarà. Queste situazioni temporali - apparentemente discontinue – sono caratterizzati da una rigorosa oggettività della normale successione cronologica, nonché da un’indiscutibile soggettività nel cogliere e nel fissare l’essenza di tali momenti.
Tra la fine dell’8oo e gli inizi del ‘900, la società europea versava in uno stato di profonda inquietudine spirituale e si può vedere storicamente nelle letteratura, nella filosofia e nei progressi scientifici.
La crisi del positivismo e del liberalismo, infatti, determinarono la formazione di svariate ideologie irrazionalistiche che porteranno poi l’Europa alle due sanguinose guerre mondiali. Il positivismo, che aveva come cardine una completa e assoluta fiducia nella scienza, era stato messo in crisi dalla nuova fisica di Einstein che, evidenziando la relatività dei fenomeni naturali, privava le scoperte della scienza del valore di verità assolute, infondendo una profonda sfiducia nella ragione.
L’insorgere di nuove filosofie (intuizionismo di Bergson e il superuomo di Nietzsche) che, assegnando alla volontà il primato sulla ragione, riconoscevano all’individuo la capacità di realizzarsi secondo i suoi desideri. Dalla radicale trasformazione del sapere, divenuto relativo dopo aver perso le caratteristiche assolute, prendono spunto le nuove teorie astrofisiche sull’origine dell’universo. Nel periodo che va tra i due secoli, s’inquadra la figura di Italo Svevo uno scrittore che con il suo modo di intendere l’uomo come misura del tempo esprime a pieno la concezione del periodo in cui l’autodistruzione prende forma.
Si può suddividere il tempo in molteplici sottogruppi, ad esempio i il tempo naturale, quello storico, quello della poesia e quello dell’anima, ma bisogna ricordare che questa classificazione è frutto unicamente della ragione umana e non va quindi data per certa e inoppugnabile. Stiamo parlando di una schematizzazione, una teoria operata dall’uomo, una convenzione ”fabbricata” per rappresentare l’universo, ma che non per forza combacia con la realtà effettiva. E’ importante sottolineare il fatto che siamo stati noi stessi gli artefici del tempo perché pure essendone gli iniziatori e, senza neanche rendersene conto, ogni giorno gli uomini ne sono diventati schiavi.
Il tempo ci rende macchine, automi che arrivano alla fine della vita senza aver mai avuto un momento di meditazione, di pausa, di sollievo. Le nostre vite sono scandite da orari esattamente come i congegni delle fabbriche e procedono, monotone e ripetitive, al ritmo martellante di una catena di montaggio. Questo accade in quanto la società di oggi si è data come insegna la fretta. Fretta nel la voro ma anche nel divertimento: si corre per le strade, si mangia velocemente nei fast food, si hanno insomma ritmi di vita frenetici. Tutti cresciamo e gradualmente il tempo si accorcia, dapprima lentamente ma poi sempre di più, finché non ha la meglio su noi stessi.
Sant’Agostino, affermava che “il tempo scorre solo per noi”. Il monaco sosteneva che Dio fosse al di là del tempo e che la creazione non fosse avvenuta nel tempo. In quanto questo prima della creazione non esisteva. Esso non è una creatura come le altre, non è stato plasmato, come il resto, dalle mani divine, ma ce lo siamo costruiti noi uomini, è frutto solo di quella razionalizzazione, di quella riflessione che, secondo Rousseau, rappresentava una fonte di mali sociali e allontana l’uomo dall’ordine naturale quindi anche su se stesso.
Il tempo dunque è una “non realtà”, infatti se si analizzano i suoi tre momenti principali (passato, presente e futuro), ci si accorge che il passato è ciò che “non” è più; il futuro è ciò che “non” è ancora, il presente è ciò che “non” è ne breve né lungo, un brevissimo attimo che fugge e che non si può più raggiungere.
Benché possa sembrare che il tempo non sia nulla, noi lo sentiamo presente, nella nostra mente, e ciò accade perché il tempo, pur essendo una realtà, diventa tale nell’anima e nella memoria degli uomini.
Diventa storia.
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