Cinema: Gi

Giovedì 04 Gennaio 2007 16:52 Giulio Gori
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Giù per il tubo

Regia di David Bowers, Sam Fell. Genere: Animazione. Produzione: USA, Inghilterra, 2006. Durata 86 minuti circa.

I maestri dell’animazione della Dreamworks, dopo il grande successo del doppio Shrek, si misurano in un’avventura che ha per protagonista Roddy, un viziato topo di Kensington, che si ritrova suo malgrado catapultato nel sottosuolo delle fogne di Londra. Roddy, imbranato e solitario, si imbarca in un’avventura piena di pericoli con una giovane topolina, molto più sveglia e determinata di lui. Scoprirà un significato nuovo della parola ricchezza.
La Dreamworks, come al solito, lavora in grande: gli effetti speciali sono tanti e spettacolari, le invenzioni non finiscono mai, le battute divertenti sono parecchie. Ma si ha come l’impressione di un pôt-pourri in cui si ficca tutto dentro, senza attenzione alla coerenza, senza considerazione dei tempi, comici e drammatici. E sono soprattutto i secondi a patire in un film che sembra un vortice che avanza sempre allo stesso indiavolato ritmo, senza variazioni. In fondo la trama si basa su continue trovate divertenti, ma su uno sfondo che vede una tragedia impellente… Eppure non si prova paura, né emozione, né angoscia per l’attesa.
E questo è forse il grande difetto dell’animazione statunitense: il voler prestare attenzione a tutti i costi alla cura dei disegni e alla rapidità dei movimenti, ha portato a trascurare l’espressività dei personaggi, la loro incostante umanità, la loro necessità di fermarsi a guardare. La Dreamworks continua invece a lavorare su personaggi stereotipati, ma soprattutto con l’esigenza si battere la concorrenza agguerrita impedendo che il film possa prendere la minima boccata d’aria: più cose ci sono più bravi siamo, sembra essere il ragionamento.
In fondo la vecchia Disney sapeva come rallentare il ritmo, come parlare ai sentimenti e, di conseguenza, sapeva accelerare, generare paura, sconcerto, emozione. Ma più che dal passato, la nuova sfida per la Dreamworks viene dal Giappone: l’animazione matura e straordinariamente espressiva di Miyazaki non ha ancora schiacciato i colossi americani soltanto per colpa della sciagurata programmazione delle sale cinematografiche. Non ci credete? Date un’occhiata ai vostri figli, a quello che guardano… Vi accorgerete che preferiranno passare i pomeriggi davanti ai drammatici cartoni animati del sol levante (che di Miyazaki sono comunque lontani parenti), piuttosto che guardare le frivole strisce d’oltreoceano.

Giulio Gori - DEApress

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