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Rosso. Un colore dialettico

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Dopo la pubblicazione di La scoperta della Currywurst (2003) e Come mio fratello (2003), Uwe Timm torna nelle librerie italiane con il romanzo Rosso, tradotto dal professore ferrarese Matteo Galli. Pubblicato in edizione tedesca nel 2001, il romanzo arriva a distanza di quattro anni al nostro pubblico che lo ha comunque accolto con grande favore: in settembre Premio Napoli per la narrativa, in ottobre Premio Mondello come miglior romanzo straniero. Un successo tardivo rispetto alla carriera di Timm, l’autore infatti pubblica in Germania fin dagli anni Settanta, che forse a causa della sua chiara appartenenza al movimento di sinistra, è stato etichettato come portavoce del Sessantotto, del comunismo federale e quindi di una fetta dell’opinione pubblica poco adatta all’esportazione. Meglio tardi che mai dunque i lettori italiani possono godere della traduzione di una minima parte della sua produzione (che conta in tutto 12 romanzi, 4 storie per bambini, 3 sceneggiature cinematografiche e un saggio critico sulla scrittura): quanto basta per suscitare la curiosità del lettore nei confronti di un autore che si conferma una delle voci più prominenti della letteratura europea contemporanea.

“Rosso come l’est. Rosso come il sangue, diventare rossi di vergogna. Vedere rosso dalla rabbia. È proprio questa l’ambivalenza del colore rosso. È un colore dialettico. Il nero è univoco come il bianco. Il bianco ha in sé tutti i colori, il nero li estingue. Eppure essi sono presenti anche nel nero, con la consapevolezza di chi spera – manca solo la luce.”

In Rosso Timm ritorna sui temi della rivolta studentesca nella RFT, e lo fa attraverso il protagonista, un ex-sessantottino che all’età di cinquant’un anni si trova a fare i conti con il suo passato. Riconosciuto come miglior romanzo di Timm, Rosso è il racconto in prima persona di Thomas Linde, oratore funebre per dovere e critico jazz per diletto, in fin di vita in seguito ad un incidente stradale. La vita distaccata e tranquilla di Linde viene scossa da due eventi: la relazione con Iris, designer di vent’anni più giovane di lui, bella e problematica a causa della differenza di età, e la morte di un suo ex compagno di lotta, di cui è incaricato di pronunciare il discorso di commiato. Attraverso le ricerche che Linde compie sul defunto Aschenberger, l’uomo ricorda e racconta la sua vita, il passato riaffiora completamente e si mescola, con continui rimandi e flash-back, agli avvenimenti più recenti della sua vita. Parole che scorrono su un filo, ovviamente ROSSO sospeso tra la vita e la morte di Linde, raccontando una realtà, quella rivoluzionaria, che appare ormai dimenticata, affidata alla memoria storica dei suoi protagonisti. Il colore rosso è una presenza costante nel romanzo, che con tutti i suoi attributi, viene emancipato dal suo significato prettamente politico: resta il colore delle rivoluzioni, ma anche delle passioni, della rabbia e dell’imbarazzo, è una ricorrenza culturale, visto che il protagonista del libro raccoglie citazioni, opinioni, liste di oggetti in cui il colore ricorre, nell’arte, in politica, in letteratura e nella vita quotidiana. Attraverso la morte di Aschenberger, ultimo rappresentante di un socialismo reale, e quella del protagonista, sembra quasi che Timm voglia concludere la parentesi sul Sessantotto con disincanto e disillusione: “Se oggi, a livello di emancipazione individuale, sociale e culturale, godiamo ancora dei frutti di quelle battaglie, tuttavia la passione e l’energia di quegli anni non esiste più. Ed è proprio di questo che, in fondo, parla Rosso”.

Uwe Timm, Rosso, Edizioni LeLettere, 2005, 22 euro

Daria Quaranta - DEA

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 24 Luglio 2008 17:57 )  

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