Teatro: L'inganno

Venerdì 29 Gennaio 2010 02:00 Giulio Gori
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L'inganno
di Anthony Shaffer. Traduzione, adattamento e regia di Glauco Mauri

con Glauco Mauri e Roberto Sturno. Scene Giuliano Spinelli, costumi Simona Morresi, musiche Germano Mazzocchetti.

Teatro della Pergola, Firenze


Il giallo come pretesto. Il duello psicologico che giunge fino alla sconfitta dei due contendenti quale reale soggetto. E' questo “L'inganno”, ovvero la sofisticata commedia di Anthony Shaffer che Glauco Mauri porta in scena con sagacia, baloccandosi con le molte debolezze dell'uomo: l'invidia, la gelosia, la lussuria, l'avarizia, l'orgoglio, soprattutto l'orgoglio.
In un garbato gioco di scatole cinesi, in cui la finzione scenica si sovrappone alla finzione insita nella fabula, Glauco Mauri e Roberto Sturno si misurano in un delicato meccanismo metascenico in cui il gioco, il divertimento, prima ancora che alla platea, attiene agli stessi attori in scena. Si divertono i due giocolieri, ma secondo ingranaggi virtuosi che determinano il diletto degli spettatori; è il ribaltamento del principio di tanta porcheria televisiva, quella dei varietà, in cui la festa è confinata nella piccola scatola magica, senza mai uscirne, senza mai condividere col teleutente, triste e inebetito, l'allegra caciara messa in scena. Loro e il loro piccolo mondo recintati al di là dello schermo, tutti gli altri esclusi e sprofondati in poltrone che somigliano alle sabbie mobili.
Sorprende quindi scorgere negli sguardi del duo Mauri-Sturno un certo compiacimento, un'ilarità che prescinde il loro ruolo in scena, senza provare alcun fastidio. Anzi, al contrario, la ribalta è un confine abbattuto, demolito, la loro inventiva è la nostra, la loro allegria diviene collettiva. E' il miracolo del teatro, o forse è solo la lezione che l'eleganza di una prosa e il labor limae di una interpretazioni sono in grado di regalarci.

Giulio Gori

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