Teatro: Lella Costa in 'Amleto'

Venerdì 13 Aprile 2007 21:25 Giulio Gori
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Amleto


Irma Spettacoli s.r.l. presenta Lella Costa in AMLETO, da William Shakespeare. Di Lella Costa, Giorgio Gallione, Massimo Cirri. Musiche Stefano Bollani, costumi Antonio Marras, scene Guido Fiorato, luci Marco Elia. Regia Giorgio Gallione.

Non l’Amleto, ma un indagine sull’Amleto. La più celebre opera shakespeariana riletta alla luce delle implicazioni che porta con sé, della sua portata ideologica, del suo valore metaforico. C’è la recita, ci sono i personaggi, ci sono le maschere e l’intreccio. Ma c’è anche tutto ciò che va oltre il testo, perché un capolavoro ha, deve necessariamente avere, un cammino autonomo rispetto all’autore.
Lella Costa spiega le origini di questa tragedia, facendo riferimento all’Amled duecentesco delle Gesta Danorum di Saxo Grammaticus (fonte cui, con tutta probabilità, si è ispirato direttamente Shakespeare), citando le similitudini e le discordanze tra le due opere, spiegando il perché di alcune scelte, fermandosi di fronte ad altre la cui esegesi risulta impraticabile.
Questo singolare Amleto in forma di parafrasi non è né noioso, né didascalico, né offensivo. Al contrario è un viaggio avvincente su ciò che un’opera e un personaggio rappresentano per noi: un’analisi rigorosa, filologica, teatrale, sociologica, politica, psicologica, affiancata al tempo stesso da un impianto concettuale che trascende il testo e coinvolge la nostra stessa vita. E’ uno studio che del resto carpisce diversi livelli di lettura. Dal primo, più semplice, avvicinamento al capolavoro di Shakespeare, alle implicazioni più nascoste di un testo, fino ai viaggi più estremi della nostra fantasia (a questo proposito Lella Costa parla dell’ipotesi, ventilata da alcuni studiosi, secondo cui l’amore tra Amleto e Ofelia sarebbe proseguito, celandolo a tutti gli altri, anche dopo la loro rottura: è impensabile infatti che la passione del protagonista sia potuta finire nel nulla; forse una lettera misteriosa è arrivata alla giovane, a spiegarle, a lei soltanto, le implicazioni di quella finzione; o, almeno, ci piace sperare che sia così).
Per questo sono continui i riferimenti all’attualità, alla cultura di oggi, alla politica, alle guerre dei nostri giorni, con citazioni, tra gli altri, da Albert Einstein, Fabrizio De André, Bruce Chatwin. Del resto i classici sono tali perché sanno sopravvivere nei secoli, perché rispondono appieno alle domande di ogni giorno, perché sono vivi e plasmabili. Ed è per questa ragione che non possiamo percepire la loro antichità; per questo non muoiono mai.
Amleto è soprattutto una riflessione sull’umanità, sulle nostre miserie, sul nostro dolore; è un dramma assoluto, in cui la disperazione e il disincanto comandano più che la stessa volontà. Ma non dobbiamo confonderci, perché “Ogni epoca porta indizi di un’apocalisse... Ogni epoca è ritenuta unica e peggiore”. E’ un’inchiesta sulla follia, o meglio sulla percezione che gli uomini hanno della follia altrui. E’ un interrogarsi sulla possibile recita nella recita, sulla possibile finzione di Amleto che, forse, si fa passare per matto per sfuggire alla crudeltà dello zio. E’ un’analisi sui caratteri umani, sulla cultura del protagonista, sulla sua ironia, la sua finezza, messa in risalto dalla contrapposizione a personaggi goffi e villani come Claudio, Laerte e Polonio.
Ma è soprattutto teatro, con una Lella Costa che interpreta le diverse maschere con umanità, con ironia, con passione, alternando vari registri, dal piano al grottesco, e emozionando grazie a una rara morbidezza del timbro.
E splendida è anche la scenografia, con il palcoscenico che vuole ricordare quello creato dallo stesso William Shakespeare: un piano obliquo con al centro un’enorme voragine, a rappresentare la botola, meglio detta The Hell (l’inferno), da cui uscivano gran parte delle trovate sceniche, tipiche del movimentato teatro elisabettiano, paragonabile, secondo Lella Costa, a un più moderno vaudeville. Bellissime alcune invenzioni: come le valanghe di mele rosse che rotolano a rappresentare il sangue degli uccisi, come le nuvole di polvere che si alzano dal palcoscenico ad ogni movimento del mantello, fatto di stracci e di paillettes. E proprio il mantello serve a rappresentare, in un ammirevole gioco visuale e non verbale, lo sconfinato amore di Amleto per la povera Ofelia: il cadavere di lei vale più di quello degli altri morti, non è come quello del gretto Polonio, non è un sacco che viene gettato a lato del palcoscenico, ma è rappresentato proprio da quel mantello, che delicatamente, con rispetto e compassione, viene adagiato al centro della botola.
Amleto diventa inoltre strumento per dare alcune sferzate al mondo di oggi, alla mediocrità di certa cultura televisiva, alla vacuità di modelli che aspirano solo a popolarità e potere, all’oziosità di gran parte delle definizioni di follia, strumentalmente usate per discriminare, per disconoscere il diritto al male di vivere, per rinnegare la diversità. Ma diventa soprattutto occasione per dire no alla guerra: “E io allora... a mia vergogna vedo la morte imminente di ventimila uomini che per un sogno, un’ubbìa dell’onore vanno alla tomba come a letto, e combattono per un palmo di terra che non gli basta ad azzuffarcisi sopra tutti quanti e non è sufficiente a far da copertura e dar fossa ai morti?” si domanda il giovane; e Lella Costa suggerisce: “In amore e in guerra tutto può succedere; c’è chi li chiama danni collaterali”.
Per questo, il problema di essere o non essere, la dicotomia tra il vivere e il morire, tra il cedere e il combattere, viene risolta da questa lettura in modo tutt’altro che imparziale. La scelta di destinare, in un fuori scena, un’accorata accusa contro l’indegna campagna delatoria che sta colpendo Emergency, è il segno di una scelta: pur di fronte al riconoscimento del diritto all’infelicità, alla rinuncia a un’ipocrita normalità imposta, alla rassegnazione, Lella Costa propone la sua strada, di combattente, garbata ma fiera. Perché in fondo: “Esplodere o implodere: questo è il problema”

Al Teatro Puccini di Firenze fino a sabato 14 aprile 2007

Giulio Gori - DEA

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Aprile 2007 00:14 )