
Silvio Berlusconi: Gioca sporco, anzi, sporchissimo. L'obbiettivo del Cav non è governare ma cercare di non perdere il senato. Di conseguenza può fare promesse che non sarà tenuto a mantenere e, in ogni caso, non si è mai fatto di questi scrupoli. Dallo studio di Santoro, con una strofinata alla sedia dove si era seduto Travaglio, parte la sua cavalcata straordinaria e spregiudicata. Per lui tutto è lecito mentre cambia le sue maschere a piacimento, da simpatica canaglia a paladino degli interessi italiani in Europa. Balotelli, restituzione dell'IMU, condoni tombali e offese ai magistrati sono gli ingredienti del solito minestrone che seppur riscaldato piace ancora alla pancia di molti italiani, affamati e smemorati. Per Silvio l'obbiettivo è raggiunto. Voto 8
Pierluigi Bersani: Guarda impotente la montagna di consensi creata dalle primarie sbriciolarsi sotto i suoi occhi mentre mastica il suo mozzicone di sigaro. Avere coraggio, carisma e passione può non servire a governare ma serve a vincere le elezioni. E fino a prova contraria senza vincere le elezioni non si governa. Cercare di rimanere simpatico agli elettori italiani sparando battute e metafore da bocciodromo emiliano è scelta infelice, come è ridicolo imitare un comico che a sua volta ti sta imitando. Il PD è solido e radicato sul territorio ma la sua classe dirigente sì è rivelata totalmente inadeguata mandando Pigi al massacro, senza idee e senza programma. La sinistra in Italia è sempre stata minoranza e se vorrà vincere e governare dovrà essere guidata da qualcuno che saprà conquistare i voti che storicamente vanno ad altri schieramenti. Per il povero Bersani, una semplice “persona per bene”, questo è chiedere troppo. Voto 5
Pierferdinando Casini: Cerca a tutti i costi di fare l'ago della bilancia e finisce per non contare nulla. Prova a distinguersi come il più responsabile tra i rappresentati della vecchia politica schierandosi con Monti quando tutti gli altri partiti, con l'avvicinarsi delle elezioni, abbandonano il professore al proprio destino. Il programma di Pierferdy, eccetto tirare il freno sui diritti delle coppie omosessuali, rimane oscuro. In particolare è sconosciuto il motivo per il quale un elettore di area centrista dovrebbe votare la vecchia UDC invece della Scelta Civica di Monti. Quando in campagna elettorale si accorge che Monti gli sta rubando tutti gli elettori Casini smette di nominare il nome del bocconiano nei suoi interventi ma ormai è troppo tardi. La conseguenza è un poco lusinghiero 1,8% che manda alla camera uno sparuto drappello: 8 deputati arroccati sotto una testuggine di scudi crociati mentre da ogni parte piovono sberleffi. Voto 3
Gianfranco Fini: Il compagno di merende di Casini, già compagno di merende di Berlusconi, si aggira come un fantasma per le sale del potere italiano. Invisibile e inconsistente si dissolve nel vuoto cosmico. Non ha idee originali e anche se ce le avesse a nessuno è venuto in mente di chiedergliele. Adesso potrà godersi la cospicua pensione di migliaia di euro che si è sudato dopo il faticoso e impegnativo lavoro svolto come presidente della camera dei deputati. Voto 2
Oscar Giannino: Il personaggio piace. Sfonda lo schermo delle tv con la sua immagine eccentrica. Baffi d'altri tempi, bastone da passeggio, pantofole chiodate e gilet a fiori. Quando apre bocca dice pure delle cose sensate mettendo in difficoltà fior di economisti. Per l'elettore liberale è finalmente arrivato il messia. Quando il progetto “masticato” con un gruppo di professori che insegnano a Chicago (dove Oscar ha preso il master) sta per decollare si scopre che l'Oscar questo master non ce l'ha. Giannino vacilla, prova una reazione, ma quando il mago Zurlì smentisce la sua passata partecipazione allo Zecchino d'Oro il buon Oscar crolla al tappeto. Per lui niente parlamento e tanto tempo libero per organizzare la festa di laurea. Voto 5
Beppe Grillo: Tutto troppo facile per lui. In questi ultimi cinque anni i partiti hanno compiuto ogni nefandezza possibile e immaginabile per far imbestialire milioni di persone. Il popolo italiano, messo in ginocchio dalla crisi, è costretto ad assistere a politici svergognati che si godono la vita spendendo illegalmente i soldi di chi si è spaccato la schiena per pagare le tasse. La misura è colma. A Grillo non resta che utilizzare la sua notorietà e le sue capacità da comico consumato per aprire il rubinetto. Ne esce una marea travolgente montata da milioni di italiani schiumanti di rabbia. Beppe fa surf sull'onda di tsunmai e sfonda le porte del parlamento. I temi condivisibili ma utopici fanno il resto, infervorando le piazze. I numeri non mentono. Un movimento politico ha vinto, ed è il suo. Voto 10
Antonio Ingroia: La sua comparsa sulla scena politica non ha apparentemente senso. L'unica possibilità logica è che sia stato pagato da Berlusconi per confermare le sue infamanti tesi sulla “magistratura comunista”. La sinistra dura e pura ha il diritto di provare ad essere rappresenta in parlamento. Però non si capisce perchè i candidati siano stati prelevati dal museo delle cere dell'antiberlusconismo invece che tra giovani volenterosi. Adesso Ingroia si potrà risparmiare la fatica di andare in parlamento. Il Guatemala lo aspetta a braccia conserte. Voto 4
Mario Monti: Chiamato nel momento più buio, il professore si sporca le mani con il sangue degli italiani, costretto a fare quella macelleria sociale necessaria a rimettere in sesto il paese dopo decenni di governi scellerati. Terminato il massacro, Monti ha ancora un discreto bagaglio di consenso e potrebbe giocarselo per salire al Quirinale. Quando però vede che il paese sta di nuovo smottando verso il populismo irresponsabile decide di immolarsi per la patria. Ma un popolo che vota in buona parte utilizzando organi che si trovano dallo stomaco in giù non può apprezzare un rigido professore che parla solo di mercati, Europa e tasse. Allearsi con Casini e Fini gli fa perdere più voti di quelli che guadagna e alla fine il risultato è deludente, sia per lui che per l'Europa, ma probabilmente anche per l'Italia. Sicuramente è da lodare l'impegno. Voto 6
Matteo Renzi: Perde le primarie contro l'apparato e si mette subito al riparo dagli schizzi di fango ed altri disgustosi liquami che volano in abbondanza durante la campagna elettorale. Scomparso dalle TV nazionali dove aveva preso la residenza durante la campagna elettorale, torna a Palazzo Vecchio facendo sentire la sua mancanza mentre il PD soffoca nel vuoto pneumatico della propria campagna elettorale. Quando il consenso per Bersani cola a picco Matteo viene chiamato a dare una mano e subito risponde presente. Renzi si dimostra leale e partecipa ai comizi del suo partito sul territorio. I militanti che lo additavano come berluschino e gli hanno votato contro alla primarie ora si spellano le mani per applaudirlo. Quando San Matteo scende dal palco gli ex bersaniani sgomitano per abbracciarlo e gli porgono i bambini da benedire. Ad ottobre, quando durante le primarie il partito veleggiava ben oltre il 30% aveva detto: “con me PD al 40%, con Bersani al 25%”. E così è stato: 25,4%, dato ufficiale. Il PD ormai è suo, in attesa di tutto il paese. Voto 9
Bruno Tabacci: Durante la campagna per le primarie è ridotto al ruolo di mascotte. I marxisti per Tabacci spopolano e nessuno lo prende sul serio ma lui, imperterrito, porta il suo micro partito alle elezioni e prende lo 0,5%. Le battute su Br1 si sprecano analizzando il suo risultato. Se leggi quanti voti ha preso, 160 mila, ti metti a ridere. Poi ti accorgi che il centrodestra è arrivato dietro al centrosinistra di soli 140 mila voti. Smetti di ridere e realizzi che se non ci fosse stato Tabacci e quei 160 mila voti fossero andati a Monti o a Giannino adesso Berlusconi avrebbe la maggioranza assoluta alla camera. A questo punto puoi ricominciare a ridere. Voto 7
Nichi Vendola: Anche Nichi rischia a tratti di sprofondare nell'oblio durante la campagna elettorale. Ritagliarsi uno spazio è difficile essendo accerchiato da PD e Ingroia. Prima si appunta sul petto la spilla del garante di un governo di sinistra DOC poi va allo scontro con Monti costringendo Bersani a fare il pompiere. Il governatore della Puglia punta molto sui diritti omosessuali ma la sua voglia di sposarsi non pare tocchi da vicino esodati, imprenditori con i libri in tribunale, cittadini in fila alla Caritas e simili. Alla fine Nichi l'acchiappanuvole non si rivela altrettanto bravo ad acchiappare voti anche se risultano fondamentali per la vittoria alla camera. Voto 5
P.S.
Sondaggisti: Non ne azzeccano una. Fermando 20 persone per strada si sarebbe ottenuto un sondaggio migliore di quelli diffusi dagli istituti di ricerca prima del voto. Tra i più grandi perdenti ci sono loro. Voto 1
Cosimo Biliotti
27/02/2013
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