Un ricordo di Annamaria Mantini,di Nicola Abatangelo
L’ultimo mio ricordo della compagna Annamaria Mantini risale al 29 Ottobre 1974, “fatidico” giorno del tragico esproprio proletario di Piazza Leon Battista Alberti a Firenze.
Eravamo in Piazza Santa Croce, la radio - che aveva dato la notizia - stava via via aggiornando i fatti…
Parlavano di due morti, uno dei quali l’autista dell’auto. Avevamo capito che si trattava di Luca, ma che non avevano ancora identificato. L’altro, era stato scambiato erroneamente per mio fratello Pasquale, mentre invece risultò successivamente essere il compagno Sergio Romeo. A queste notizie così drammatiche, ma lo sarebbero state ugualmente pur se si fosse trattato di qualunque altro compagno, io e Annamaria ci siamo abbracciati all’istante, senza alcun bisogno di pronunciar parola. I tragici fatti parlavano da soli! Sentivo il suo cuoricino battere all’impazzata per la rabbia e il dolore di tale perdita. Per lei, Luca, era ben altro che il semplice fratello. Come del resto lo era Pasquale per me. Ho cercato di farle forza, dicendole che non era affatto sola e che, per quel che mi riguardava, eravamo in due. E insieme a noi c’erano tanti altri compagni e compagne. Siamo stati un pò così, l’uno abbracciato all’altra, poi, l’affluire di tanti compagni e compagne e il dilagare delle notizie, ci han fatto perdere di vista. Ma solo fisicamente, perché per quel che mi riguardava e mi riguarda, è stata ed è sempre presente nella mia mente e nel mio cuore, come lo sono tutte le altre compagne e compagni cadute/i nella lotta di liberazione dal sistema borghese.
Prima che mi lasciassi con Annamaria, non potei fare a meno di avvertire in lei, così buona, “mite”, gentile ed educata, che stava avvenendo qualcosa dentro di lei. Di rifiuto e negazione dello stato presente di cose, di ribellione, rabbia e determinazione, quelle stesse armi che poi l’hanno condotta a divenire una compagna comunista combattente eccezionale. Una vera e propria comandante politico-militare dell’organizzazione dei Nap e, più in generale, nel processo rivoluzionario. Fino all’ultimo respiro. Fino al suo ultimo alito di vita, spento in un vile agguato sull’uscio di casa sua, dalla mano assassina dello stato borghese.
Il giorno appresso all’esproprio di Piazza Leon Battista Alberti, probabilmente in seguito alla presenza di mio fratello Pasquale (che nel frattempo, come per incanto, dopo averlo dato per morto, lo hanno fatto pure resuscitare), alcuni giornali locali avevano iniziato ad avanzare l’ipotesi che tra i componenti del nucleo dei compagni che avevano materialmente partecipato all’esproprio, avrei dovuto esserci anch’io. Prima indicandomi come uno dei due compagni caduti, ovvero, scambiandomi addirittura per Luca. Poi, successivamente, identificato Luca, indicandomi come il “fatidico 5° uomo”. La storia è andata avanti così per qualche giorno, fino all’atto del mio arresto, avvenuto in Piazza Santa Croce a Firenze, il 2 novembre 1974. Malgrado mi presentassi giornalmente al Commissariato di zona per far mettere il visto al regime di vigilanza, a cui ero sottoposto da tempo. Da qui fui portato immediatamente al carcere di San Gimignano, poiché alle Murate ci stava Pasquale e a Santa Teresa immagino ci stesse Pietro Sofia. Circa sei mesi dopo venni trasferito a La Spezia.
Ed è con un groppo in gola che, mentre mi trovavo incarcerato qui a La Spezia, che l’8 luglio 1975, ho appreso alla radio la tremenda notizia dell’uccisione di Annamaria Mantini. Peraltro a poco più di due mesi dall’assassinio di Mara Cagol. La sua vita, così come quella di Mara, seppur molto breve è, e dev’essere, di esempio per ognuno di noi, compagni e compagne.
Nicola Abatangelo
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