Ribelli del gruppo di Kamwina Nsapu della provincia del Kasaï hanno aggredito e ucciso almeno 40 poliziotti nella Repubblica Democratica del Congo in quello che sembra uno degli attacchi più violenti mossi alle forze dell’ordine dall’inizio delle proteste a fine 2016.
La milizia ha attaccato questi poliziotti lo scorso sabato risparmiando solo coloro che conoscevano la lingua locale. “Hanno teso un’imboscata ai poliziotti che viaggiavano da Tshikapa a Kanaga” racconta infatti l’agente Ambrose Muwasa, “dopo averli catturati hanno iniziata a ucciderli risparmiando solo i sei che parlavano la lingua Tshiluba”. Il gruppo sarebbe poi fuggito sui veicoli e con le armi della polizia.
Il gruppo ribelle sta portando avanti dall’agosto scorso una lotta alle forze statali centrali, specialmente dall’uccisione del loro leader. Da allora la violenza si è diffusa a cinque province, diventando la più grande minaccia al governo di Joseph Kabila. Particolarmente condannato a livello internazionale è il fatto di avere moltissimi ragazzini che combattono nella milizia: si stima che gran parte sia sotto i 14 anni, molti sono presi dalle scuole e alcune famiglie che hanno cercato di opporsi sono state rapite, mentre anche giornalisti che hanno cercato di informarsi sono stati minacciati di morte.
Secondo le Nazioni Unite sono state uccise già più di 400 persone; diverse fosse comuni sono state scoperte dai locali e da associazioni internazionali per i diritti umani e si sospetta contengano i corpi di miliziani del gruppo. Nell’ultimo mese i ribelli hanno attaccato più volte la polizia provocando una risposta molto repressiva da parte della stessa, che sta portando a una situazione sempre più difficile e violenta, condannata dalle associazioni per i diritti umani, che è sfociata ad esempio nell’attacco di sabato.
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