“Quella meravigliosa sfera blu, sospesa nello spazio infinito, accoglie da secoli le nostre vite e ci nutre dei suoi frutti. In cambio, l’uomo, accecato dall’avidità e dall’implacabile corsa al potere, ha egoisticamente succhiato il suo sangue restituendo rifiuti e diffondendo devastazione”.
Eamonn Farrell, osservatore acuto di un mondo visto attraverso l’occhio della fotocamera, ci pone al cospetto di una situazione ormai giunta al limite.
Nella sua ossessionata ricerca del El Dorado, la specie umana ha scaraventato nell’oblio il ricordo di quell’armonico legame con la natura; ha voluto prendere il comando illudendosi di poter dominare le altre specie con l’arma della tecnologia e dell’industria.
La fame di progresso e sviluppo ci ha fatto voltare le spalle a colei che ci ha donato la vita, ci ha offerto il suo rifugio, ha sfamato i nostri corpi.
“Il punto di partenza di questa degenerazione credo sia la disconnessione mentale tra le nostre azioni e gli effetti che esse producono sull’ambiente. Una disconnessione generata dall’insaziabile arroganza umana che ci fa sentire indistruttibili. Ci stiamo muovendo nella direzione sbagliata, stiamo facendo le cose arse about face”.
Perché siamo giunti a questo punto?
Elements of Nature, l’ultimo lavoro del fotografo irlandese Eamonn Farrell ci porta ad esplorare la relazione tra quel mondo artificiosamente messo su dalla mano umana e lo spazio naturale che ci circonda. Ed ecco che al centro delle sue fotografie appare la figura sinuosa di una donna senza veli, spogliata di tutti i gingilli elettronici, immersa nel paesaggio irlandese quasi a voler riconciliare il connubio con quella terra da cui abbiamo avuto origine.
Il bianco e il nero avvolgono le nubi del cielo dando vita a suggestivi giochi di luce e soffici forme in movimento; cespugli di fitte felci sfiorano il delicato corpo disteso su un giaciglio di pietre; la candida distesa di boccioli in fiore accarezzano le leggere curve.



Ciascuna immagine sembra chiamarci a sé ed ecco che la natura si manifesta davanti ai nostri occhi: l’orizzonte si perde in uno spazio infinito, le solenni rocce se ne stanno lì, immobili, aspettando il tocco del mare mentre noi continuiamo ad ignorare l’intimo e delicato vincolo che ci lega alla nostra terra.

Siamo esseri vulnerabili, fragili. Abbiamo paura perché sappiamo che il nostro arsenale artificiale non ci salverà dall’impeto di madre natura.
Un altro futuro è possibile?
"Se decidiamo di continuare sulla strada della gratificazione personale e dello sviluppo economico, l’avvenire dei nostri figli sarà seriamente messo in pericolo. Se i super ricchi potranno permettersi un viaggio nello spazio alla ricerca di un altro pianeta da civilizzare, la maggior parte di noi si troverà a scontrarsi con la sua forza impetuosa e in quel momento saremo incapaci di indossare la corazza tecnologica per proteggerci. Tuttavia, esiste un’altra via possibile. Governi responsabili dovrebbero promuovere campagne per salvare il pianeta e la popolazione educata nella comprensione della connessione esistente tra le sue stesse azioni e il destino della specie. Dobbiamo aprire gli occhi e ricordarci che la Terra può benissimo sopravvivere senza di noi”.
Eamonn Farrell sa bene quanto vale il suo Irish landscape.
“È quando mi soffermo a guardare il paesaggio rurale, le montagne, i fiumi, le foreste, il mare che sento sulla pelle il tocco di quella natura che è linfa vitale per tutti noi ma che oggi è costretta a sopportare la perpetua tortura dell’uomo. Riconosco l’incanto della nostra terra e ad essa ne sono grato. Cerchiamo di sfamarci con i suoi frutti perché sappiamo bene che ciò possiamo raccogliere è indispensabile per la vita di tutti. Purtroppo oggi non siamo più in grado di soddisfare la nostra fame. L’eccesso di Celtic Tiger è una totale aberrazione di quello che ci è richiesto per soddisfare la nostra esistenza. È facile capire perché la popolazione aspiri sempre a qualcosa di più, soprattutto quando le banche e i governi stanno dicendo che è il nostro e il loro dovere migliorare lo status sociale attraverso un vortice di consumismo sfrenato che genera gratificazione. Una corsa che come ben sappiamo ci ha portato sull’orlo della bancarotta. La domanda è: non abbiamo imparato la lezione?”.


Se da un lato le istituzioni non sono in grado di fare scelte coscienti l’arte, nelle sue svariate forme, ci offre un’altra possibilità.
C’è chi, come Farrell e Salgado usano un obiettivo per disegnare le meraviglie del nostro pianeta, per rimarcare l’urgenza di adottare misure immediate e di fare scelte consapevoli; c’è chi, con determinata accuratezza modella un pesante ed informe blocco di marmo.
“Quando sono stato invitato a Pietrasanta dai curatori di Garage Bonci sono stato colpito dalla straordinaria potenza fisica e mentale con cui gli artigiani delle botteghe locali, scultori e scultrici trasformano i pesanti blocchi in ammirevoli opere; sto considerando di progettare un nuovo lavoro sulla storia di questa città dominata dalle candide cave”.
Quella di Pietrasanta è una lunga e ammirevole tradizione che ci dimostra come ancora sia possibile rispettare ciò che la natura ci regala giorno dopo giorno. È giunto il momento che la nostra specie si dimostri capace di meritarsi quell’unica e privilegiata posizione che madre terra ci ha concesso.
Elena Davitti /DEApress
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