Dopo un viaggio in Andalusia pubblico un racconto ispirirato alla stupenda mezquita di Cordoba.
La mezquita
Il sole era ormai giunto allo zenit ed ogni
ombra si era ritirata all'interno del corpo che
la generava quando il muezzin convocò i
fedeli a raccolta per la ṣalāt al-ẓuhr del
mezzogiorno di venerdì. La calura
aumentava ed il rumore delle acque del
Guadalquivir, il grande fiume che scorreva
davanti alla grande moschea di Cordoba,
arrivava appena percettibile fra le ombre
degli aranci nell'ingresso alla sala di
preghiera. I canali di irrigazione che
portavano l'acqua alle piante donavano il loro
fresco ai fedeli che attendevano di entrare nel
primo giorno in cui l'ultima estensione della
moschea veniva aperta ai fedeli. Mentre
venivano terminate le abluzioni di
purificazione e la voce del muezzin
terminava di espandersi nell'aria della città
per chiamare alla preghiera, l'acqua
continuava la corsa nei canali e gli uccelli
che si riparavano fra le fronde verdi degli
aranci non smisero di cinguettare. Gli ultimi
si affrettarono nel rituale di purificazione e
volgendo gli occhi intorno per ammirare la
parte della moschea appena conclusa udirono
l'imam iniziare la sua predica.
-Fratelli, il giorno finalmente è arrivato, oggi
siamo qua riuniti per contemplare in tutta la
sua magnificenza la nostra moschea,
nell'anno 387 dalla nascita del profeta
portatore del messaggio divino, portata a
termine dal nostro glorioso e vittorioso
califfo Hisham II che per mano di Almanzor
ha completato quella che è la più grande
moschea della nostra terra andalusa ma
anche dell'intero Islam. Il miḥrāb, con questo
mosaico che lo riveste di un disegno
mirabile, accoglie il suono della voce di un
umile servitore della volontà divina per
portarlo verso il centro della nostra grande
terra, alla Mecca. Oggi fratelli voglio partire
con voi da questa opera che ci accoglie nella
preghiera, dalla nostra mezquita, per
condividere le riflessioni che scaturiscono in
me, ammirando la foresta di colonne che ci
circonda e ci accoglie con il suo gioco
infinito di prospettive. Osservate bene queste
architetture e fate attenzione a non credere
che si risolvano soltanto nella ripetizione
sempre uguale delle colonne che sorreggono
la cupola sopra le nostre teste...già questo
punto potrebbe aprirvi ad una comprensione
più profonda di quello che si cela dietro ai
disegni che queste navate e questi archi ci
riportano...le colonne sono come...
- I giorni della nostra esistenza umana! - una
voce si riverbera negli angoli della moschea,
sulle teste dei fedeli fino ad arrivare
all'orecchio del vecchio imam.
-Bene, vedo che le opere delle nostre
maestranze riescono a darvi la lucidità
necessaria a dirimere i vostri pensieri e
lasciarvi guidare sul sentiero di una retta
interpretazione.
-Se le colonne, come ci ha detto il maestro
architetto, sono 1293, come possono
rappresentare la vita di un essere umano
visto che computando i giorni di ogni anno
del calendario arriviamo a malapena a cinque
anni...? Che la volontà divina ha ispirato le
maestranze tenendo conto della vita breve,
come quella di un bambino. Come la nostra,
misero riflesso nel conto del tempo che ci ha
preceduto e che ci seguirà, o forse è stata
interpretata male?
-Niente di tutto questo fratelli, ascoltate. Ieri
notte mi sono alzato perché il canto profondo
della civetta che solcava il buio segnando nei
miei pensieri le tracce del dubbio e della
paura, dei rimorsi e dei rimpianti...mi sono
ritrovato in questa selva, come se non fosse
stata la mia propria volontà a guidarmi
qua...un bosco mi è sembrata questo sacro
spazio di preghiera e di confronto, pieno di
quegli sguardi, quei rumori, quei sospiri che
tutti abbiamo presente quando, prima di
ritornare in città da una giornata di lavoro in
campagna, da un viaggio, da un
trasferimento dai confini che le nostre terre
condividono con gli infedeli, ci fermiamo ad
ascoltare il silenzio della notte e il crepitio
laborioso della natura che continua a vivere
anche quando la luce del sole non la
rischiara. Allora, proprio nel momento in cui
nella mia coscienza si è fatto chiaro il
concetto di spazio che le maestranze, guidate
dalla luce divina, hanno voluto qua
ricostruire, questa natura ricreata che
omaggia il nostro signore e lo ringrazia di
averci posto al centro del creato, queste
radici che trovano un loro slancio geometrico
che dall'acqua che nei canali esterni offre
nutrimento agli aranci che adornano, con i
colori ed i profumi, il preludio a questa
maestà architettonica. Ecco che lo spazio nel
quale mi trovavo si faceva spazio dentro di
me e le colonne fra le quali vagavo
nell'oscurità, che sfioravo senza avere più
paura, mi conducevano verso quella che in
quel momento era a me più vicina, che mi
dava stabilità, una delle tante che vedevo
intorno a me, la sola che in quel momento,
uguale fra le tante, poteva farmi ritrovare il
filo della notte verso la luce e quello della
mia vita verso il compimento...colui che
prima ha accostato le colonne ai giorni l'ha
fatto a ragione, possa il signore proteggere il
dono prezioso della sua mente e condurlo
lontano con i suoi pensieri...ha colto il punto:
non tanto numericamente quanto
nell'illusione di credere che i giorni siano
tutti uguali si nasconde la tentazione che
imprigiona l'uomo...le nostre maestranze
l'hanno capito e per questo hanno costruito
intorno a noi questa selva di colonne che ci
devono abituare a riconoscere la differenza
nella somiglianza, lo sviluppo in ciò che
sembra statico...ieri sera una sola colonna in
mezzo a tante tutte uguali mi ha sorretto
nell'ora dell'angoscia ed ora sono qua a
portarvi la mia testimonianza...nel corso
delle ore e dei giorni non lasciamoci illudere
di una uguaglianza che non esiste ma
scegliamo di volta in volta i punti intorno ai
quali far ruotare le nostre azioni componendo
il disegno che ci indica il signore...e per
trovarli dobbiamo vagare nel buio prima di
trovare il punto dove sorreggersi ma fratelli
c'è dell'altro che voglio dirvi rispetto al mio
vagabondare della notte che è appena
trascorsa...l'aver permesso allo spazio di
condurmi nel luogo dove una colonna mi ha
sorretto nell'ora del dubbio mi ha permesso
di vedere le cose in modo diverso...mentre la
abbracciavo come una madre premurosa ed il
freddo del suo marmo mi invadeva il petto
ecco che la luce della luna penetrava
nell'intreccio delle ombre e tutto allora mi si
è fatto più chiaro...la prospettiva con la quale
lo spazio maestoso intorno a me si è disposto
me lo ha rivelato in tutta la sua
corrispondenza con il mio interiore, con la
vallata grande del mio passato, del passato di
ognuno di noi, che ci è alle spalle e quella
luminosa che mi attende nella gloria del
signore ed allora ogni dubbio ed ogni paura
si sono dissolti di fronte alla certezza che la
sua mano ci guida e ci sprona al meglio...
guardate le volte ci si distendono sopra
quelle che sorreggono le colonne, gli archi
che raddoppiati in questa sublime struttura
sovrastano gli altri che poggiano sulle
colonne terrene delle nostre vite...così la
realtà divina ci pervade dall'alto guidandoci
nel nostro cammino...spetta a voi darvi la
possibilità di perdervi e sentirvi smarriti, di
vagare nella selva delle vostre esistenze per
poi trovare la colonna dalla quale tutto si
dispiega, finalmente ordinato, nel creato...
Ed ebbe inizio la jumu'a.
Samuele Petrocchi (C)
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