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La vetrina

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Un raccontino pubblicato in questa effervescente,scoppiettante,luminescente atmosfera natalizia.

La vetrina

Ho sempre pensato che quello che si vede
fosse qualcosa che si incrosta su una
superficie che altrimenti sembrerebbe
trasparente. Allora tutto lo potremmo vedere
come non si può vedere e questo
provocherebbe sicuramente un qualche tipo di
cambiamento in noi o in ciò che viene visto
con la trasparenza del reale, come non si
potrebbe vedere...magari noi perderemmo la
vista...ogni tanto mi capita quando bevo
troppo tavarnello e la mattina vedo buio e
freddo, oppure avremmo una conversione
completa a non so che cosa, questa cosa che si
vedrebbe per la prima volta contro la sua
volontà d'essere nascosta...allora lei come
reagirebbe? Lancerebbe i suoi cani per
sbranare il malcapitato che la vede
nuda...altrimenti come la vuoi vedere la
verità? Vestita? Vestitaaa! Come? Non niente
non dicevo a te. Vieni via Mario lo vedi che è
ubriaco.
No, la verità non la vedi vestita, la vedi
nuda...oppure ti metti davanti a questa
vetrina...dammi un po' di tavernello
vai...eccolo, io mi sposto da qua, incomincia a
fare troppo freddo...
il freddo, ma che ti importa del freddo, anche
per quello ti basta guardare il riflesso, il
luccichio, riscaldata la vista, riscaldato il
cuore...quei tacchi così splendenti, il collo di
plastica così elastico del manichino, il suo
volto senza volto, il rombo di questa porsche,

il metallo che schizza argenteo per le
strade...vai, vai, io continuo il discorso da
solo...ehi, tu, sai perché mi metto sempre
davanti a questa vetrina? Beh, no, non saprei,
forse perché ti piacciono i vestiti da donna
ciao...ecco, hai detto bene, mi piacciono i
vestiti da donna soprattutto quando è la verità
a vestirli...quella che sta dietro a questa
vetrina...ehi ma dico, mi scusi signora, ha
visto quanto è splendente questa vetrina?
Forse se non ci fossi a sporcarla...Ma come, io
non la sporco, la sto contemplando! La vetrina
è il segno della verità signori...si fermi
qualcuno ad ascoltare quello che ho da
dire...ho sempre pensato che quello che si
vede fosse qualcosa che si incrosta su una
superficie che altrimenti sembrerebbe
trasparente...ecco nel vetro della vetrina non
c'è macchia, non minima incrostazione che ne
mini la perfezione, la pulizia, la lucentezza...e
quindi non si vede la realtà, la realtà non vi si
incrosta sopra...mi capisce signora? come
no...allora si fermi, allora il vetro ci fa vedere
oltre, queste forme che riempiono la
lucentezza di questi tacchi, si insinuano nel
tessuto, guardi che tessuto signore...ci credo è
un Versace...guarda anche il prezzo...il prezzo,
il prezzo, ma come si può quantificare la
luce?...perché non paghi la bolletta altrimenti
misureresti anche quella...e oltre cosa c'è, la
vetrina, il segno stesso del vetro, l'ombra
sinuosa della trasparenza...mmm è interessante
quello che stava dicendo...vero? Davvero...la
ascoltavo dall'altra parte della strada...deve
avere un buon udito...sta urlando...io, ma
quando mai...è ubriaco...ma nemmeno per

sogno, ma li chi è...perché mi stava
ascoltando...l'ha detto lei che non c'era
nessuno ad ascoltarla ed io stavo passando
dall'altra parte della strada e mi sono fermato
ad ascoltarla...ed ha ascoltato tutto quello che
ho detto? Sì. E che cosa ne pensa...penso
che...mi dica...a proposito della trasparenza
penso che non si tratti solo della trasparenza
della vetrina...come dice? Penso che ci sia
anche un'altra trasparenza da considerare
qua...quale? La sua...Come la mia, come
sarebbe a dire...Sarebbe a dire che anche lei è
trasparente...io non sono trasparente...anzi, le
dirò di più... vede la vetrina come trasparente
perché vi proietta sopra la sua trasparenza...io
non sono trasparente!...non si arrabbi...non
sono qua per farla arrabbiare ma per parlare
con lei...lei non deve parlare con me...se vuole
può solo ascoltarmi...se vuole la ascolterò e
basta...mi sentivo trasparente quando da
piccolo stavo nelle scale del palazzo dove
vivevo, mi sentivo trasparente in mezzo a tutte
quelle porte con i nomi sui campanelli...avevo
paura a suonare, a bussare perché pensavo che
non ci fosse niente oltre quelle porte...era la
crosta della realtà...la realtà della porta chiusa,
della scorza del mondo...allora per risolvere
non ti sei messo a pulire la crosta, ad aprire la
porta ma a cercare luoghi senza porte a essere
tu stesso crosta però capace di vedere il
luccichio della trasparenza...lei come fa a
sapere delle mie croste...beh, visivamente non
si fa molta fatica ad immaginarle...le consiglio
di osservare meglio questa vetrina prima che
arrivino a portarla via, lei continua a bere...io
sono la crosta del mondo...senza di me

saremmo tutti senza pelle, la pelle del mondo
è una crosta!...belle parola, ma faccia in fretta
osservi ora la vetrina...è un'ora che la osservo,
almeno mi riscalda la vista...ma non la vita...la
osservi nel suo rifletterci...riflette me...riflette
lei...riflette solo me...andiamo...ehi, non può
più stare qua, ehi, sta male, mi sente, mi
sente? Hai capito perché sei trasparente? Sì.
La trasparenza è la tua e forse sei fortunato ad
aver evitato l'opacità altrui.

Samuele Petrocchi (C)

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 26 Maggio 2019 11:55 )  

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