Barbara Kopple al 67° Festival dei Popoli

Mercoledì 04 Novembre 2026 20:25 Sara Bonafè - Silvana Grippi
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Barbara Kopple nasce a New York il 30 luglio del 1946.

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Dedica la sua carriera alla regia e alla produzione di film intensi e di grande impatto emotivo. Incentra i suoi lavori su questioni politiche e sociali tra cui i diritti dei lavoratori e la libertà di espressione. La neutralità non è contemplabile, questo ci insegnano i sui film, che da metà degli anni sessanta l’eco del canto di protesta non si è mai fermato. La Kopple non aveva ancora trentanni quando diede il cuore per la battaglia dei minatori del Kentucky che le portò la vincita del primo, di due, Premi Oscar, difficili da vincere per una donna che fa film documentaristici.
Tra il 1976 ed il 2026 la regista costruisce un monumento visivo al conflitto delle classi sociali negli USA. 
“il mio modo di fare cinema ruota attorno alla mia capacità di immergermi in una comunità, di viverci e di agire un po' come un antropologa.” dice così la regista che usa la macchina da presa come parte integrante del paesaggio domestico.
Con il film “Harlan Countri, U.S.A.” del 1976 si vede il cuore pulsante della popolazione dei minatori del Kentucky che faranno uno sciopero di 13 mesi prima di riuscire ad avere i propri diritti. È proprio quando le donne entrano in scena che il centro emotivo del film si sposta trovando una messa a fuoco nella battaglia sindacale come lotta per il controllo sulle condizioni stesse della proprio vita e della sopravvivenza. La resistenza delle donne ci dimostra che il destino della comunità non si decide nelle aule ove si svolgono le trattative ma bensì nella collettività operaia.
In “American Dream” del 1990, la cinepresa non offre vie di fuga e cattura il momento esatto in cui quella fratellanza implode sotto il ricatto della fame e della paura del vuoto. 
“in un documentario entrano tanti punti di vista, tanti sentimenti diversi, e i sentimenti e la sensibilità delle persone contano davvero” ecco cosa ci dice Barbara Kopple, quando in questo suo secondo film-documentario descrive la classe operaia.
In “Union Town” invece l’asfalto della metropoli ci introduce in una nuova sfida collettiva di una categoria di persone che sono migranti, con lingue e provenienze diverse, ma che sono decise a trasformare la loro precarietà comune in un legame politico e la camera da presa restituisce ai lavoratori una piena visibilità. 
Questa trilogia ci mostra la trasformazione della classe operaia nel corso di cinquantanni di storia, ci fa vedere la progressiva solitudine della classe dei lavoratori che si trasforma in una fratellanza popolare.

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La regista parlando di “Harlan Country, U.S.A.” aggiunge “credo che quello sia stato il film più importante della mia vita, perché ho imparato cosa fossero davvero la vita e la morte. Ho visto persone che si battevano per quello in cui credevano, e questo ha avuto un impatto enorme su di me per il resto della mia carriera” racconta inoltre che dopo aver finito “American Dream” lo proiettarono nell’auditorium di una scuola e che alla fine del film una donna le si avvicinò e le disse  “ora i miei figli sapranno per cosa ha lottato la loro madre e dove si trovava quando non era a casa.” dice la Kopple che questo è stato senza dubbio il suo ricordo più bello e le è rimasto dentro per tutti questi anni. Ma venendo al suo ultimo lavoro “Union Town” la regista documenta la vita dei lavoratori delle consegne tramite app, questa è senza ombra di dubbio un opera toccante piena di sfida. Non a caso questo è l’ultimo capitolo di un ideale di trilogia che, monitora negli anni, lo stato dei diritti dei lavoratori negli Stati Uniti, Partendo nel 1976 dal Kentucky passando nel 1990 dal Minnesota e concludendosi ai giorni d’oggi a New-York ove si guarderanno le aziende come Amazon, DoorDash per i quali i dipendenti non hanno nemmeno le spese sanitarie, ovvero se un lavoratore si dovesse fare male durane il suo turno si dovrebbe pagare da sé le spese mediche, la riparazione della bicicletta e se si dovesse fermare in ospedale per più giorni rischierebbe il posto di lavoro. Tra le storie più struggenti che la cineasta racconta c’è quella di un rider di 24 anni che ha perso la vita travolto da un mezzo di soccorso, la macchina da presa riprende i funerali struggenti del giovane.
Le storie di Barbara Kopple sono senza tempo, in quanto i soggetti sono sempre attuali, i lavoratori saranno sempre presenti nei loro problemi. Vogliono essere ripresi per raccontare le loro storie e lei si sente fortunata di poter dar voce a queste persone. Si ritiene una brava documentarista, ama infatti fare documentari che fanno parte della Storia e ama lavorare con gli attori che sono persone autentiche, in quanto come dice portare avanti la ribellione è importante per parlare con loro e di loro. 
Barbara Kopple dice “I documentari fanno parte del mio D.N.A.”  e quindi vi lascio con la sua intervista durante la premiazione della 49° edizione dei Premi Oscar del 1977 in cui dice “anch’io non riesco a immaginare un onore più grande di quello di ricevere questo premio da Lillian Hellman. Molte persone hanno lavorato a questo film, dedicandogli il proprio tempo e le proprie energie, e senza di loro non sarebbe mai stato possibile realizzarlo. Ma accetto questo premio a nome dei minatori della contea di Harlan, che ci hanno accolto nelle loro case, si sono fidati di noi e hanno condiviso il loro affetto con noi. Sono proprio il loro impegno e la loro lealtà che vengono celebrati qui, questa sera. Grazie di cuore”.

Durante la 67° edizione del Festival dei Popoli con sede in Firenze in programma dal 31 ottobre all’8 novembre 2026 sotto la direzione artistica di Alessandro Stellino e la direzione organizzativa di Claudia Maci, Barbara Kopple è la prima cineasta a ricevere il premio del Festival dei Popoli in associazione con Calliope Arts Fondation, nell’ambito di “Women Traliblazers in Documentary Cinema”, un progetto e un premio dedicato alla riscoperta e alla celebrazione di donne registe il cui lavoro dimenticato o sottovalutato.

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Fonte: “The curators’ quaderno” resilienza e resistenza, il cinema di Barbara Kopple.

Ufficio stampa D.E.A.press / Dott.sa Silvana Grippi / Sara Bonafè

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 05 Novembre 2026 10:41 )