L’acqua, il luogo e il tempo

Giovedì 09 Dicembre 2010 21:43 Silvana Grippi
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Avevamo fatto un lungo viaggio, io e Fabio, per vedere le zone dove erano vissuti gli Hittiti. Che strana ‘fissazione’, quella di viaggiare per vedere posti strani, mitici, di cui avevo studiato usi e costumi...

Dopo aver fatto molti chilometri per arrivare ad “Hattusa”, la borraccia era ormai vuota e bisognava trovare una fonte. In quei posti, locali per la vendita dell’acqua o altre bevande – non mi azzardo a dire bar – non esistevano. Sembrava di essere arrivati... no, è meglio dire, sembrava di essere andati indietro nel tempo. Mi venne così in mente, un racconto che avevo letto per puro caso, la dea EA, era la dea dell’acqua. Che stupidi pensieri!

Ci guardammo intorno riflettendo sul da farsi e decidemmo di fermarci vicino a dei ruderi, dove da un pozzo una vecchietta stava tirando su un secchio d’acqua. Mi avvicinai alla donna vestita con abiti di lana anche se era molto caldo - mi piace parlare e comunico anche con i gesti quando posso - e facendo cenno di sventolarmi, alzai gli occhi al cielo e toccandomi la bocca con la mano la feci roteare come per dire che avevo molta sete.

Lei capì il senso dei miei gesti e sempre con la mano mi invitò a bere. Chiamai Fabio, lui per discrezione arriva sempre dopo; dice che tra donne ci si intende meglio, lo presentai sempre gesticolando con la mano sinistra, e indicandolo con il dito, dopodiché mi toccai l’anello dell’altra mano e battei sul cuore due colpetti per significare “lui è nel mio cuore” cioè mi è caro, poi tirai fuori la foto di mia figlia indicando noi due. Avevamo fatto centro!

La donna ci sorrise e ci invitò a seguirla. Dopo aver percorso una zona di campi a malapena coltivati arrivammo in una radura dove c'era una tenda scura, forse tessuta con pelo di cammello.

Strano! Pensai che forse la donna dall'età incalcolabile era una beduina spintasi fin lì, da chi sa dove. Non ricordo bene tutti i pensieri del momento ma ricordo che venne spontaneo domandarle nella mia lingua «Chi sei?» Lei, nella sua, rispose: «Sono una donna senza tempo, che cerca l’acqua nella fonte senza fondo».

Fabio mi guardò perplesso, ma era abituato al fatto che io intuitivamente percepivo o facevo finta di capire tutto. Mi voltai stupita verso di lui e dissi: «Fabio, per la prima volta capisco questa lingua». Lui rise non credendomi ma sapeva che quando vogliamo iniziare a capire “un luogo” e trovare il modo per riposarci dobbiamo assaporare certi momenti di socialità. La piccola donna andò a prendere la ciotola con il carbone per preparare una bevanda – il the – pensai. Erano delle grandi foglie verdi e dei voluminosi cristalli scuri appiccicati tra loro, per zucchero.

In genere il rito del bere insieme è molto bello ma quella volta avevo una strana sensazione.
Provai a chiedere nuovamente qualcosa: «da dove vieni?» «Vengo da un luogo che non c’è più e vado verso un luogo che non ci sarà più, ma ora sono ferma alla “porta dei leoni”». Mentre assaporavo la bevanda mi ricordai di una storia tibetana, dell’uomo/saggio senza tempo, e provai a domandarle: è importante il luogo e il tempo?

«No», rispose con calma «è importante solo la pace e la sto cercando». Ripartimmo e quelle parole mi tornarono in mente, allora chiesi a Fabio cosa ci spingeva a viaggiare e cosa pensava della ricerca di pace e di quel strano incontro.

Lui mi guardò perplesso e rispose: «Ma noi non abbiamo ancora trovato il luogo che cerchiamo e non ci siamo ancora fermati, di quale donna parli?»

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Novembre 2012 10:09 )