
Giovedì 19 maggio è uscito nelle sale cinematografiche il nuovo film di Paolo Virzì, Pazza Gioia, interamente girato in Toscana.
Il film ha ottenuto un enorme successo al Festival di Cannes in quanto affronta un argomento delicato come quello delle malattie mentali, impostato come una “mission umana” (come l’ha definita il regista).
In un momento storico come il nostro, caratterizzato da sentimenti di ansia , angoscia e solitudine, l’uso degli psicofarmaci è aumentato vertiginosamente. Le due protagoniste sono infatti vittime della società odierna che obbliga a portare maschere pesanti; alcuni riescono a sopportarle mentre altri collassano
Beatrice ( Valeria Bruni Tedesci) è ossessionata dal voler essere “considerata” importante mentre Donatella (Micaela Ramazzotti) soffre di depressione acuta, malattia che l’ha portata ad un tentato suicidio con in braccio il suo bambino.
Entrambe fanno parte della facciata nascosta della nostra epoca, continuamente rappresentata come leggera e gioiosa ma che in realtà è completamente votata all’estremizzazione dell’individualismo.
Virzì ha quindi affrontato un tema complesso senza però rendere il film pesante, analizzando come le persone “normali” si approcciano con le “malate”,evitandole e stigmatizzandole, atteggiamento adottato anche dalle istituzioni.
Le due protagoniste riescono a scappare dalla Comunità terapeutica e così iniziano durante il viaggio una ricerca di una felicità “vera”, un percorso a ritroso che le porterà ad imbattersi nelle persone che hanno segnato la loro vita affrontando il loro dolore con ilarità.
Come ha detto Virzì, questo film è un inno alla gioia, a trasgredire le regole, quindi ci porta anche a dubitare sulla nostra normalità/follia.
Chiudiamo con una sua bella citazione: ”La terapia migliore è accettare le imperferzioni”.
Galleria fotografica di Silvana Grippi / Archivio DEApress 2016
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