Curzio Suckert detto Malaparte è stato uno dei più incredibili personaggi della nostra letteratura, al pari (ma più famoso) di Gian Carlo Fusco. In verità la nostra gaudente penisola letteraria, ha avuto al suo interno (o nel suo cuore pulsante) un nutrito numero di scrittori un pò sciroccati, un pò fuori dal comune senso d'appartenenza e proprio come reazione alle due stupide guerre mondiali (alle quali l'Italia partecipò con grande ardore) alcuni maestri di penna, unirono le incredibili frustrazioni sociali alla vena creativa, spesso sarcastica e fortemente provocatoria. Curzio Malaparte appare ora oggetto ben approfondito di uno studio di Maurizio Serra, personalità nel campo della diplomazia, attratto fortemente dalla figura asociale o socialmente distaccata del suo eroe, Malaparte. Certamente in Malaparte, Vite e leggende(Marsilio Editore 590 pag. € 35,00) Serra si diverte a stanare tanti lati oscuri, poco conosciuti e interessanti di questa ambigua figura dell'Italia che non aveva assolutamente voglia di tacere. Inoltre, la forza di Malaparte è stata proprio nella denuncia sociale, sospeso fra la vita di dandy e di operaio metalmeccanico, sempre pronto a difendere i diritti degli ultimi. Serra è bravo, narratore accanito, scova il senso di Malaparte, in un' Italia viva per forza di reazione e questo senso lo si trova forse, proprio in una mastodontica scrittura narrativa, attenta a raccontare una sorta di realtà razionale che sfugge però a tutti i controlli di qualsiasi regime. Oggi di figure come Curzio Malaparte ne avremmo un certo bisogno, non fosse altro per quel suo piglio ironico con cui affrontava quella vita sospesa sulle ali di un bimotore.