“Soldi ai partiti ? No grazie”
Oggi il consiglio dei ministri decide sull’abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti. Si pensa a meccanismi come l’ 1 (o 2) per mille in sede di dichiarazione IRPEF e ad agevolazioni fiscali per i contributi privati alla politica.
TRASPARENZA, sarà la parola chiave alla base delle misure per favorire i fondi dai privati. I cittadini devono sapere ed essere informati correttamente sui bilanci dei partiti e sulla tracciabilità dei contributi.
Ovviamente il disegno di legge “non avrà vita facile” in Parlamento (certo,dove potranno spendere e ‘spandere’ tutti i “nostri” i soldi PD e PDL ?? ); è chiaro che la loro struttura classica come la conosciamo da tempo, verrà stravolta : in termini di soldi, strutture, e anche di personale.
Il presidente del consiglio Enrico Letta questa volta “ci ha messo la faccia”; “basta dibattiti” è stata la risposta indiretta a Matteo Renzi (il quale mette in guardia il governo dal rischio di “vivacchiare”) annunciando oggi il via libera per l’abolizione totale del finanziamento pubblico (a partire dal 2014 e con un meccanismo di gradualità fino al 2017).
Come riporta ‘il Sole 24 ore’ oggi “il premier non ci sta a sentirsi tirare le orecchie vuoi da sindaco di Firenze vuoi dal Movimento 5 stelle, in merito a temi sui quali ha già preso impegni ufficiali (…)” .
È chiaro che se il ddl fosse approvato difficilmente resisteranno le strutture partitiche così come sono; è finita l’era della prima repubblica, dei ‘partiti di massa’, dove a contribuire erano gli stessi militanti che con il cuore, sudore e passione tenevano ‘alto’ il nome della politica, quella vera, in cui solidarietà,associazionismo e partecipazione costituivano gli elementi chiave per costruire un futuro; vuoi le ideologie ancora forti sul territorio, vuoi le grandi personalità di quegli anni, la gente era arrivata ad identificarsi col partito stesso,senza il bisogno di grandi nomi impressi sui ‘simboli’ o schermi dietro ai quali nascondersi per non affrontare la vera realtà, che non sia quella virtuale attraverso dichiarazioni, commenti o tweet sui vari social network.
Si sa quel periodo è finito, non si può tornare indietro; oggi sono i media a farla da padroni, tutto è marketing. Ma è solo per ribadire il concetto che quel ‘senso di appartenenza’ oramai non c’è più e dunque i partiti, aldilà del disegno di legge da approvare, dovranno pensare anche ad un cambiamento culturale da attuare.
Francesca Morini/DEApress
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