Il paesaggio come sedimentazione socioambientale

Lunedì 24 Novembre 2014 11:10 Silvana Grippi
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"Il paesaggio secondo la definizione geografica del Biasutti è l'habitat naturale dove la natura e l'uomo convivono attraverso gli ordini fenomenici che però diventano oggetto nelle regioni naturali. Inoltre il Biasutti parla di confusione tra appartenza ed essenza e definisce il paesaggio "sintesi astratta degli aspetti visibili..." sull'Italia dice che non ha unità paesaggistica ma si potrebbe parlare di "ideal-tipi" alla maniera di Weber.
Weber parla di concetti ideal-tipici come utopistici. W. Devis, del paesaggio, dice: "una kodac può osservare.....". Ritter, invece, nel "Criterio ologeico" afferma che: "la storia umana non sta accanto alla natura ma in quella". Norman Schultze considera il paesaggio come un logos dove ogni luogo ha un suo genius".

La mostra fotografica "Borderline Landscape" del Centro Studi e Ricerche fotografiche DEApress è all'incrocio tra la fotografia narrante, la filosofia e la metafora allegorica.
Il Paesaggio in generale si differenzia da quello urbano che in questi anni assorbe le turbolenze del clima culturale sociale europeo. Nella nostra ricerca ci siamo agganciati allo "strutturalismo", corrente letteraria, che tende a ridurre la complessità del mondo in figure ed emblemi, con la conseguenza che l' immagine è in rapporto con la realtà. Ed è proprio alla realtà visiva dell'urbis in continua evoluzione a cui ci siamo aggancianti e volutamente non c'è traccia nella mostra di una analisi territoriale. Tutto è reale ma è anche riflesso in una tipica evoluzione strutturale, dalle coordinate spazio-temporali delle città, appunto, "invisibili" come diceva Italo Calvino. 

Abbiamo esposto: Città ferite, città offese, città ribelli, città evolute, con quartieri e periferie  schizofreniche solo nella struttura...... luoghi simbolo di vita urbana nel contesto del paesaggio. Ecco fotografie di quadri ambientali qui esposte per mostrare la genesi in cui sono nate e vivono: ricordi di viaggi, memorie e annotazioni spesso poetiche, impressioni ricevute in un dato momento e in un certo luogo, a seconda degli stati d'animo del fotografo/a.

La mostra è nata un pezzetto per volta, a intervalli anche lunghi, come fasci di luce rivisitati attrraverso il tempo. Poesie messe sulla carta. Una serie di relazioni di viaggi in vari continenti, specchio infedele delle fotografie assemblate degli autori

10 autori, che hanno ricercato tra i loro lavori e suddiviso in nuclei tematici che si ripetono in un incessante gioco combinatorio, aperti e chiusi da un dialogo che ne forma la cornice, un'idea atemporale di città, una nuova forma di discussione sulla città moderna. Una visione  urbanistica che tocca vari punti della problematica sociale e ambientale. 

Stiamo vivendo un momento di crisi della vita urbana, e le città sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili come le periferie: si possono definire "luoghi di disagio" ma non "luoghi di degrado".

Siamo andati alla ricerca delle ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Dunque, le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni: le città sono luoghi di scambio, usano un linguaggio dove spiegano la loro storia e i bisogni. Dunque una città che vive in osmosi alle problematiche dove gli scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.

Laus civitatis, ma non di una città specifica (come erano le laudes medioevali), ma della città in generale, da millenni polo di aggregazione, di scambi e  di memoria, desideri e segni. Le città impossibili create da Calvino sono sogno, utopia che nascono dall'osservazione della città moderna, della "megalopoli" che tutto copre e tutto ingloba.

Il paesaggio rispecchia la condizione sociale odierna: Un habitat che si ricostituisce tutti i giorni, letteralmente schiacciata da uno sfrenato consumismo, causa dei cumuli di rifiuti che invadono. Il risultato è che più si espelle roba più se ne accumula. Questa è  l'analisi lucida e spietata prefigurazione del destino - come scrive Calvino - di cui vanno incontro le città. "Anche se le città si rinnovano ogni giorno e conservano nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume - a poco a poco - invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé le montagne di rifiuti".

Ecco perché le nostre fotografie - a volte con interpretazioni grafiche - con questo titolo vogliono lanciare un urlo, una richiesta di aiuto per per tante cause e concause. Siamo su un crinale e dato che, le città disastrate sono belle, bisogna lottare per salvare l'ambiente e le sue bellezze architettoniche.

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Novembre 2014 09:12 )