Carlotta Ferrari è una compositrice ma è soprattutto una persona che sa prendere dalla vita ciò che serve a narrare l'equilibrio del tempo. La sua scrittura è densa di umanità, di perseveranza in una credenza di rapporti sinceri. Ciò che Carlotta Ferrari compone appartiene alla ricerca di ciò che è oggi valore assoluto: la spiritualità. Formazione classica, studi da conservatorio ma nella sua scelta di vita e di arte la possiblità di scrivere stando seduti sul mondo. Tante composizioni di ispirazione sacra come la Via Crucis del 2017. Questo per la Ferrari è il motivo di essere vita. E' il motivo di essere persona. Professionista che lascia deliberatamente di non guadagnare dalle sue composizioni rendendo accessibile a tutti il proprio catalogo di opere. Il linguaggio è di impatto emotivo essenziale: il modalismo serve a creare quella sorta di vita di ritorno, Ed ecco quindi che le sue musiche rientrano o forse no in quello che è oggi importante per vivere. Chi è curioso vada a cercare le sue musiche in rete.Il suo profilo Facebook riporta quelle che sono le sue opere i suoi rapporti con il mondo della musica. La sua musica però è eterica. Come in questa intervista che regala serenità.
Quanto conta per lei Erik Satie?
Satie è stato un pioniere, una pietra miliare con la quale ciascun compositore dei giorni nostri è sicuramente chiamato a confrontarsi; a livello personale ne apprezzo moltissimo lo spirito innovatore che però non ha mai davvero “rotto” con il passato, risultando in un repertorio che suona al passo con i tempi e al tempo stesso fruibile: una direzione che a mio avviso dovrebbe essere seguita tutt’oggi, pur nel mutato contesto culturale e artistico.
La sua è una ricerca verso un mondo diverso, non comune, me ne parla?
In realtà si tratta del mondo interiore: il mio e quello del mio pubblico. Alla base di ogni mio tentativo artistico, riuscito o meno, risiede esattamente l’intento di mettere in comunicazione emozioni diverse, vissuti diversi, persone diverse, affinché possano trovare un denominatore comune nella musica e nell’insieme interessantissimo di universi paralleli che riesce ad evocare.
Lei è una compositrice che si rivolge al sacro, una delle poche che sa scrivere musiche d'ispirazione cristiana.
La fede è alla base della mia musica. Non certo per moralismo: ho scritto molto pezzi non sacri e talora dissacranti. Lo stesso mondo della fede non è sempre e solo luce, vi sono delle ombre anche storiche dalla cui esistenza è bene non prescindere. Ma la dimensione della spiritualità interiore, del Dio in fondo al cuore, del misticismo, è un punto di partenza che davvero mette in connessione il proprio io con forze superiori. Il credente di ogni religione la chiama fede, il non credente la chiama coscienza, per tutti è un’esigenza imprescindibile. L’artista cerca umilmente di farsi strumento perché l’incontro con il sacro possa avvenire nel migliore dei modi.
Siamo nel tempo della Pasqua cosa è per lei questo momento?
E’ il momento in cui si scioglie un’attesa: l’attesa piena di stenti e di incertezza del tempo di quaresima. In questo particolare momento storico, inoltre, siamo chiamati a fare i conti a livello globale con una pandemia e dunque con una quaresima particolarmente ardua, che prelude certamente a una Pasqua diversa dal solito: più intima in un certo senso, più metaforicamente vissuta e sentita. La Pasqua del resto incarna il senso di una rinascita alla quale l’intelligenza non può credere: è l’infinito che irrompe. Quest’anno questo infinito mi sembra ancora più pregevole perché sarà dentro di noi, libero da riti e consuetudini, e mi auguro immensamente più vero.
Perché ha composto la Via Crucis?
Per semplice esigenza di meditazione individuale anzitutto, e poi per fornire uno strumento di devozione e commento alla liturgia. La mia musica nasce solitamente da un bisogno spirituale e creativo personale che cerca quindi di coniugarsi con le necessità delle varie comunità cristiane e degli organisti in giro per il mondo, appartenenti anche a denominazioni diverse, ma alla sempre lodevole ricerca di un repertorio sacro che si ponga al passo con i tempi e che sia anche espressivo e fruibile, come commentavamo all’inizio.
Qual è la funzione odierna di un compositore?
Sono convinta che certe esagerazioni del passato, in cui i compositori – e gli intellettuali, gli artisti in generale – si ponevano in modo eccessivamente autoreferenziale come figure di innovazione fine a se stessa e di violenta rottura con la tradizione, si siano ormai esaurite. Stiamo andando incontro ad un periodo di maggiore umiltà; l’artista e il compositore non sono più una lanterna sotto a un secchio, ma diventano testimonianza del tempo presente in continuità con il passato. Questo si riflette nella musica e nello stile compositivo in generale. Con il suo stile sobrio e comunicativo Arvo Pärt ha avuto il coraggio, a suo tempo, di inaugurare una tendenza che oggi, tra i compositori della mia generazione, si sta consolidando sempre più. Tale segnale positivo si somma a quello determinato da una maggior fruibilità del repertorio musicale: elemento estremamente importante, a mio avviso, per tentare di ricucire quello strappo tra artisti e pubblico che ha caratterizzato le avanguardie dello scorso secolo e che è riassunto con acume e simpatia da Sordi nel suo film Le vacanze intelligenti. Il pubblico non è stupido e ha sete di musica seria e buona, ma che sia anche fruibile. Altrimenti logicamente si rivolge altrove.
MI racconta quali sono stati i suoi maestri di vita?
E’ una domanda difficile. Non saprei razionalmente redigere una lista di nomi senza fare torto a qualcuno! La realtà è che non ho smesso un istante di imparare, da chiunque e in qualunque situazione, a volte persino dal gatto.
Come è in questo tempo il luogo in cui vive?
Siamo in tempo di quarantena e quindi le piccole cose assumono inaspettatamente un grande valore. Anche le piccole persone diventano preziose: diventano grandi. Quando questa pandemia sarà finita mi auguro che avremo imparato meglio ad apprezzare i nostri spazi e le persone che li occupano insieme a noi, che spesso diamo per scontate.
Come sono le sue giornate attuali?
A parte le ovvie preoccupazioni, le mie giornate in questo periodo non sono molto diverse dal solito: per una persona che ama e pratica la spiritualità, il tempo per la solitudine è sempre e comunque un tempo necessario. E’ vero che manca il rapporto stretto con la natura, mancano le lunghe passeggiate, ma in più c’è di guadagnato un nuovo sentimento di pazienza e attesa e una condivisione degli spazi con chi ci sta intorno. Mi sembrano acquisizioni importanti.
Il suo desiderio del futuro cosa la porta ad immaginare?
Niente di particolare: non sono solita pensare al futuro. Cerco di vivere il presente meglio che posso. Il domani arriverà a tempo debito!
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