Da più di un mese, alcune organizzazioni per i diritti umani e altri soggetti hanno espresso preoccupazione per l'evolversi della situazione in Ungheria ( si veda ad es. http://www.hrw.org/news/2013/03/12/hungary-constitution-changes-warrant-eu-action ). Questi timori appaiono perfettamente giustificati da un certo numero di riforme costituzionali “in corso d'opera” a Budapest, come la preferenza che verrà data ai matrimoni “tradizionali” ( oltretutto ricorderei al lettore / lettrice che la definizione di “tradizionale” è notoriamente soggettiva), limitazioni negli spostamenti di alcune categorie di studenti, limiti alla propaganda elettorale etc. (sintetico ed esaustivo lo “specchietto” pubblicato dalla BBC in proposito: http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-21748878). Contemporaneamente, la politica monetaria del premier Orban viene contestata persino dai membri della Banca Centrale ungherese, fino alle recenti dimissioni della vice presidente di questo istituto ( http://www.repubblica.it ). Ieri la commissione europea ha formalmente e nuovamente, espresso la sua preoccupazione per gli “svolgimenti” della situazione ( http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2013/04/12/Ungheria-riforme-nuovo-cartellino-giallo-Commissione-Ue_8544172.html ) . E' chiaro però che “sviluppi positivi” non possono venire dalle pressioni esterne, che per altro definirei personalmente come “piuttosto interessate”, ma solo dalla volontà dei cittadini e dei lavoratori del paese, di non sottostare ai “diktat” governativi...
Fabrizio Cucchi, DEApress
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