Roma, 20 settembre 2011
Il ministero degli esteri, da sempre è il ministero più ambito dai politici, un pò perchè è quello dove si viaggia, e come si viaggia a spese dello stato italiano un pò perchè oggettivamente sei ambasciatore in tutto il mondo, sia per le belle occasioni che non mancano ma anche per le brutte. Presumo che un ministro debba saper parlare correttamente l'inglese ed il francese oltre l'italiano, purtroppo i politici italici non brillano nelle lingue estere. Per gli italiani che come me spesso si trovano all'estero il punto di riferimento è la Farnesina. L’assistenza ai cittadini italiani all’estero costituisce un impegno primario del Ministero degli Affari Esteri. Per motivi legati alla storia del nostro Paese, la presenza italiana nel mondo è molto vasta ed articolata e ha subìto, in fasi successive, una significativa evoluzione. I connazionali che dalla fine dell’Ottocento e per buona parte del secolo scorso sono emigrati in cerca di migliori condizioni economiche, si sono col tempo integrati nel tessuto delle società dei Paesi di accoglienza, occupandovi non di rado posizioni di rilievo. Sono connazionali che costituiscono oggi un valore ed una risorsa assoluti per il nostro Stato. Ad essi si sono aggiunti, negli ultimi trent’anni, connazionali trasferitisi oltre confine per ragioni di studio, ricerca o lavoro, che continuano a mantenere con l’Italia rapporti strettissimi. Milioni sono poi gli italiani che ogni anno si recano all’estero per turismo. Il proliferare di nuove fattispecie di rischio non più limitate alla sola instabilità di tipo politico e l’ampliarsi degli spostamenti in ogni parte del globo hanno fatto emergere una forte domanda di misure di assistenza in contesti a rischio. Per rispondere a questa esigenza la Farnesina si è dotata di uno strumento all’avanguardia: l’Unità di Crisi. tra i suoi compiti istitutzionali L’Unità di Crisi è la struttura del Ministero degli Affari Esteri che ha il compito di assistere i connazionali e tutelare gli interessi italiani all’estero in contesti a rischio. Posto alle dirette dipendenze del Segretario Generale dall’anno 2000, l’Ufficio agisce in stretto collegamento con gli Organi istituzionali dello Stato di volta in volta interessati, nonché con analoghe strutture di pronto intervento di altri Paesi partners, in particolare europei. Operativa in ogni ora del giorno e delle notte, animata da una squadra di circa trenta funzionari, l’Unità di Crisi è una struttura snella e capace di reagire con tempestività alle situazioni di pericolo. Tutto il personale è polivalente ed addestrato con continuità alla gestione di ogni tipo di emergenza. L’organizzazione interna dell’Ufficio è il riflesso di una delle sue principali caratteristiche: la massima flessibilità. Ciò consente di fornire risposte immediate che, unite ad una catena decisionale chiara e definita, assicurano univocità ed efficacia alle misure operative. Ogni intervento si basa su specifici protocolli d’azione elaborati per tempo d’intesa con l’intera Rete diplomatica italiana. All’interno del Dicastero degli Esteri, ma anche nel più vasto panorama della complessiva Pubblica Amministrazione italiana, l’Unità di Crisi è all’avanguardia quanto a disponibilità ed utilizzo quotidiano di strumenti di tecnologia avanzata. L’introduzione della cittadinanza europea ha peraltro esteso l’ambito nel quale le diverse Cellule di crisi nazionali prestano la propria opera di assistenza. La protezione consolare resta, ai sensi del Trattato dell’Unione Europea, prerogativa degli Stati nazionali. Tuttavia ogni cittadino europeo gode, nel territorio di un Paese terzo in cui non vi sia una propria Rappresentanza, della tutela da parte delle Autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi altro Stato dell’Unione. Da questo punto di vista, l’Italia ha sostenuto la creazione dell’istituto del Lead State europeo in aree del mondo particolarmente a rischio: in base a tale istituto, il coordinamento degli interventi di assistenza in caso di crisi all’estero che vedano coinvolti cittadini dell’Unione può essere affidato allo Stato che, nell’area interessata, abbia una ben strutturata presenza istituzionale e sia in grado di assicurare al meglio la collaborazione tra tutti i Paesi membri dell’UE.
Maria Grazia Silvestri
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