
Il mondo, nella sua bellezza, è un posto crudele e spietato. Superpotenze politiche con ambizioni imperialiste, economie voraci, macelleria sociale, multinazionali senza scrupoli che divorano terreni e risorse naturali, speculatori finanziari e trafficanti d'armi senza pietà, signori della guerra avidi di petrolio. In mezzo a questi vasi di ferro non c'è posto per i vasi di terracotta e tanto meno per il set di tazzine in porcellana chiamato “singoli stati europei”.
Domani, 12 febbraio, a Bruxelles si riunirà il Consiglio Europeo per fare il punto sulle questione più scottanti del momento ma a sedersi attorno al tavolo saranno 28 personaggi, ognuno con i sui piccoli interessi personali e locali, con il suo orticello da difendere. Una vera sciagura per un continente che si dovrebbe presentare unito nelle sfide che lo attendono già nei due vertici significativi che si terranno oggi.
Il primo, a Minsk, avrà come tema la crisi ucraina. Un paese la cui parte orientale, a causa delle scellerate politiche di deportazione sovietiche è caratterizzata da una forte presenza di popolazione russa che, in parte a ragione e in parte sobillata dal governo russo si ribella all'autorità ucraina. Queste tensioni, sfociate in un vera e propria guerra hanno portato morte e distruzione alle porte dell'Europa, chiamata ad una reazione diplomatica forte, decisa e soprattutto unitaria. Così non è stato poiché al primo vertice di Mosca, di fronte a Putin, non si sono recati il presidente della Commissione Europea Juncker e l'alto rappresentante dell'e per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini bensì la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Hollande. I due leader nazionali hanno tutto il diritto di incontrarsi con Putin come e quando vogliono, ma non a nome di tutta l'e Europea. La Mogherini aveva il diritto e il dovere di esserci, a Mosca come a Minsk invece di limitarsi a dare il suo tiepido consenso dai lontani palazzi di Bruxelles. Sarà contento l'orso russo nel vedere che a difendere l'appetitoso pasto dell'est dell'Ucraina ci sia solo un gruppo di cuccioli mugolanti.
Sempre oggi si tiene l'eurogruppo che dovrà prendere una decisione sul futuro economico della Grecia, anche se il punto definitivo verrà fatto lunedì prossimo. Qui il problema è tutto interno (almeno in apparenza). Abbiamo un paese che da anni ha speso più di quello che aveva, soffocato da politici irresponsabili e bugiardi con la connivenza di banche e agenzie di rating dall'atteggiamento delinquenziale. Questo paese è ora rovinato, con un debito mostruoso, l'economia in ginocchio e la popolazione senza speranza. Per sopravvivere la Grecia ha preso in prestito centinai di miliardi di euro e prima o poi questi soldi li dovrà restituire. Scegliere il sosia di Bruce Willis come ministro delle finanze e fare la voce grossa serve a poco se non si riforma completamente un paese strangolato dalla corruzione, dalla burocrazia e dal malaffare. Ma i greci sono nostri amici, nostri fratelli, in un certo senso anche nostri padri, e se è vero che quello che hanno preso lo dovranno rendere, mamma Europa dovrà prendere per mano la Grecia ed aiutarla come un figlia in difficoltà senza avere gli atteggiamenti da strozzino senza scrupoli auspicati da qualche solone. In questo processo di aiuto non hanno il diritto di mettere bocca quei politici del nord Europa servi indegni delle banche e della finanza e tanto meno organizzazioni internazionali destituite di qualsiasi legittimazione democratica guidate da incompetenti e falliti. Se l'Europa non saprà aiutare la sua figlia questa potrebbe essere costretta a cadere nelle mani dell'orco cattivo, che ancora una volta arriva dalle steppe dell'est. Il governo russo è pronto a porgere una mano a Tsipras per poi strattonarlo con l'obiettivo di far vacillare le deboli impalcature che tengono insieme l'Europa unita.
Domani si discuterà inoltre di lotta al terrorismo, ma lo faranno ancora una volta in 28 persone, senza un sistema di difesa e di intelligence europeo e senza soprattutto un esercito europeo. Sarà ancora una volta un inutile esercizio di diplomazia, una noiosa perdita di tempo.
Infine l'immigrazione. Centinaia di persone continuano a morire in mare cercando di attraversare il Mediterraneo in un viaggio insensato. In certe zone dell'Africa e dell'Asia c'è la guerra ma questi territori sono estremamente vasti con tante altre regioni che offrono prospettive di vita migliori che lanciarsi su un gommone in avaria e senza viveri in mezzo al mare in tempesta durante l'inverno. Chi spinge questa povera gente a compiere tali follie? Chi si indigna per questi morti si è mai chiesto chi ci guadagni da questi viaggi senza speranza? E l'Europa che sta a guardare, si lamenta, si indigna, si vergogna e butta via soldi in inutili operazioni quando deciderà di utilizzare le proprie risorse per smantellare questi traffici di persone? E ancora a monte quando inizierà a dare battaglia ai traffici di armi, diamanti e altre risorse naturali che sono all'origine delle disgrazie di questa gente in fuga? Utopia ovviamente, ma chi se non l'Europa dovrebbe essere la prima a dare un segnale?
Le sfide sono tante e diverse tra loro, ma tutte necessitano di una sola cosa per essere affrontate: Europa, se ci sei, alza la testa!
Cosimo Biliotti
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