

Due giorni fa la Repubblica ha pubblicato un articolo su Dakhla, città del Sahara Occidentale occupato dal Marocco, pubblicizzandola come una città turistica marocchina.
Questa mattina abbiamo inviato, assieme all'associazione Hurria, una lettera di protesta. L'articolo elude la verità storico politica sull'area, da informazioni imprecise e confuse e offende i diritti e la dignità dei saharawi.
Ecco la nostra lettera:
Al Direttore responsabile de “La Repubblica” Mario Calabresi
Al Caporedattore centrale de “La Repubblica” Massimo Vincenzi
Al Caporedattore vicario de “La Repubblica”Valentina Desalvo
per conoscenza a:
Evelina Christillin, Presidente Agenzia Nazionale del Turismo - ENIT
Oggetto: Vostro servizio su pagina web Repubblica – Viaggi del 11 Aprile 2016
Stimato Direttore,
con grande dispiacere abbiamo visto pubblicato il servizio sull'attrattiva turistica di Dakhla, a firma di Giulia Stok (http://www.repubblica.it/…/dakla_marocco_deserto_laguna-13…/?). La pagina di riferimento è stata rimossa poco fa, ma ciò non rende meno necessario questo messaggio.
L'autrice dell'articolo, in controtendenza rispetto alle disposizioni delle Nazioni Unite che collocano la città di Dakhla nel territorio del Sahara Occidentale (ex Sahara Spagnolo, territorio africano non decolonizzato) indica la città come parte del Regno del Marocco.
Ci teniamo a precisare che Dakhla è una città del Sahara Occidentale è, stato occupato militarmente dal Regno del Marocco dal 6 novembre 1975. Il Regno del Marocco esercita, senza mandato internazionale ed anzi in contravvenzione alle risoluzioni ONU sull'autodeterminazione del popolo saharawi, il potere su quel territorio.
Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon ha visitato lo scorso 4 Marzo il Sahara Occidentale in vista del possibile rinnovo della missione di pace MINURSO, attiva sul territorio occupato dal 1991 per l'indizione e la realizzazione di un referendum democratico per l'autodeterminazion dei saharawi.
Il Segretario ha rilevato personalmente le condizioni degli esuli saharawi nei campi profughi in Algeria e ribadito il diritto dei saharawi ad un referendum necessario dopo 41 anni di occupazione mai legalizzata del loro paese d'origine da parte del Marocco.
Numerose ed autorevoli fonti documentano come il Regno del Marocco abbia violato e violi i diritti umani della popolazione saharawi ancora residente in Sahara Occidentale e come utilizzi indebitamente risorse come i fosfati e le risorse ittiche del Sahara Occidentale.
Il territorio del Sahara Occidentale è conteso dalla Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) che, riconosciuta da tutti i governi africani (ad eccezione del Marocco), chiede di adempiere al mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il referendum.
Negli ultimi mesi le relazioni tra la RASD ed il Regno del Marocco si sono fatte aspre e non si esclude un ritorno allo scontro armato. Questo, oltre a quanto già detto, disegna un quadro tutt'altro che roseo dello stato politico e sociale dell'area.
Come comprenderà, il quadro sereno descritto dall'autrice dell'articolo nel pezzo su Dakhla come luogo di vacanza, non può che apparirci distorto rispetto alla verità. Oltre a riportare un falso storico politico non accettabile in un contesto di diffusa informazione, offende i diritti e la dignità del popolo saharawi che dal 1975 porta avanti rivendicazioni sancite come legittimie dalle Nazioni Unite, facendolo in modo democratico e non violento.
Chiediamo che l'articolo venga definitivamente eliminato dalla Vostra pagina web e auspichiamo che ci siano in futuro occasioni di collaborazione per la redazione di articoli di pubblico interesse sulla situazione geo politica dell'area tra Marocco, Mauritania ed Algeria.
Contando sulla sensibilità del suo giornale ,
la salutiamo cordialmente.
Alice Vannozzi – Presidente dell'associazione “Looking4” di solidarietà al popolo saharawi
Giorgio Savini – Presidente dell'associazione “Hurria” di solidarietà al popolo saharawi
13 aprile 2016
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