
Dopo l'annuncio di qualche settimana fà di "occupare le fabbriche che chiudono e arrestare i proprietari", continua "la linea dura" del presidente venezuelano. Infatti il Tribunale Supremo di Giustizia del venezuela ha respinto al mittente il voto dell'assemblea nazionale che tentava di contrastare la sceltà del governo di dichiarare lo "stato di eccezione ed emergenza economica".
Il governo di Maduro aveva dichiarato lo stato di eccezione per far fronte ai forti squilibri economici, dovuti per la maggior parte dalla caduta del prezzo del petrolio. Le esportazioni di greggio rappresentano infatti, per la Bilancia Commerciale venezuelana, una delle voci più importanti dell'export per garantirsi le riserve di dollari statunitensi. La caduta del prezzo del greggio e le mancate entrate per l'economia venezuelana hanno portato alla crisi attuale in cui - oltre alla carenza dei beni di prima necessità nei supermercati - le fabbriche più importanti si ritrovano bloccate, non potendo acquistare le materie prime necessarie per la produzione, data la mancanza di dollari.
Il caso più eclatante è stato quello degli stabilimenti Coca-Cola o della birra Polar, la cui produzione era stata interrotta per mancanza di luppolo. Il gorverno è stato costretto a intervenire mobilitando le forze militari incaricate di controllare che nessun macchinario venisse portato via dal paese, trattandosi di uno degli stabilimenti produttivi più importanti del territorio. Oltre alla mobilitazione e al dispiegamento ingente e costante di forze militari, il governo ha dovuto far fronte (come se non bastasse) a crisi energetiche e black out continui nel sistema elettrico di tutto il paese. Il Sud-America, come tutto il resto del sud del globo, hanno infatti dovuto rendere conto a El Nino: noto fenomeno metereologico di portata globale responsabile del malfunzionamento della diga più importante del venezuela che fornisce più della metà dell'energia del paese.
Oltre ai problemi creati da fenomeni naturali, la crisi elettrica, come sospetta il presidente Maduro su Twitter, potrebbe essere stata aggravata anche da alcuni sabotaggi, orchestrati dalle organizzazioni della ultra-destra venezuelana aiutati dall'intelligence statunitense. Grazie ai sabotaggi ed al contesto internazionale poco favorevole, infatti, il malcontento creato ha permesso all'opposizione di costruire una mobilitazione in grado di portare al rovesciamento del governo. Diversamente da quanto avvenuto nel vicino Brasile con l'impeachement del presidente Dilma Rousseuf, il tentativo di golpe ai danni del governo venezuelano eletto è stato sventato non solo grazie all'uso della polizia e delle forze armate, ma anche dal consenso di cui gode il presidente Maduro. Infatti il 70% della spesa pubblica del Venezuela è indirizzato alle fasce della popolazione più povera.
La situazione critica venezuelana è entrata sotto i riflettori, mettendo alla gongna politica il leader chavista, pesantemente criticato anche dall'ormai ex presidente dell'Uruguay Jose Mujica, che definisce "matto come una capra" il presidente venezuelano e "folle" la sua politica di risposta alla crisi. L'isolamento politico internazionale sta infatti obbligando il governo a mobilitare sempre più l'esercito per proteggersi da probabili eventuali minacce che potrebbero colpire il Venezuela soprattutto dall'interno, poichè l'inflazione che continua a crescere rischia di innescare malcontenti e sollevazioni davvero in grado di dare il colpo di grazia al governo di Maduro e al suo tentativo di proseguire la politica chavista.
Si preannuncia così pieno di ostacoli il percorso intrapreso dal governo e dal popolo venezuelano, che cerca di attuare un piano di contrasto alla crisi globale alternativo all'austerity ed alle ricette elaborate dal Fondo Monetario Internazionale, affrontando nel profondo i problemi di un economia mondiale che fatica ad andare avanti.