Serena Shim era una giornalista statunitense di origini libanesi corrispondente da Kobane, Turchia. Fu una delle prime a parlare dei “militanti taqfiri che attraversavano il confine con la Turchia”, non solo dei terroristi ma anche dell’Esercito Libero Siriano.
Denunciò a PressTV il ruolo centrale della Turchia nell’insurrezione in Siria, l’invio di armi dalla base USA di Incirlik in Turchia ai campi profughi in Siria e il sistema di campi di addestramento terroristici camuffati come campi profughi.
È morta nel 2014 in quello che fu annunciato come un “presunto incidente stradale”. Questa era la versione ufficiale che cambiò successivamente in tante storie diverse. Inizialmente era stato detto che il veicolo che aveva tamponato l’auto di Serena aveva proseguito e non ce ne erano tracce, pochi giorni dopo apparvero foto dell’autoveicolo intatto e poi dell’autoveicolo danneggiato. Secondo alcuni articoli la giornalista era morta già prima di arrivare in ospedale, per altri dopo il ricovero per insufficienza cardiaca.
Tanti dubbi e poche indagini: la morte è stata circondata da un blackout mediatico che rende la situazione ancora più sospetta. Molti sono gli indizi che fanno pensare a un omicidio nascosto ma finora non sono state invocate inchieste sull’incidente che secondo i funzionari turchi uccise Serena. Storia sulla quale a distanza di anni non si fa chiarezza, non circolano informazioni, e le opinioni sono discordanti.
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