Web radio

Martedì 17 Gennaio 2017 14:14 Silvana Grippi - Stefania Parmigiano
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Le web radio, va da sé, trasmettono sul web in streaming.  Possiamo crearne una tutti: serve un buon PC, un software gratuito, file MP3, microfono e cuffia. Non è necessaria una ricerca di frequenze disponibili, non servono antenne, trasmetti e raggiungi chiunque in qualunque luogo.

Per questa estrema semplicità di operazione, definire un numero di radio nel web è praticamente impossibile. Lo spazio di manovra è infinito, da indipendenti si può dare il taglio che si vuole alle trasmissioni, specializzarsi, crearsi una nicchia di cultori oppure, al contrario, non avere alcuna connotazione precisa, una volta c’erano quelle che chiamavamo “radio libere”, per capirci. Le radio ufficiali sono invece tenute a considerare la diversità dei fruitori e anche degli sponsor, non possono quindi individualizzare i contenuti, i palinsesti  sono studiati a misura di utente. Le radio già affermate, ovviamente, affiancano l’etere al web. 

E’ stato tentato un regolamento per i diritti d’Autore, ma le complicazioni sono difficili da gestire, in quanto una web radio si appoggia quasi sempre ad un provider che già paga le royalties per quanto carica sul server, e ci si chiede se sia opportuno pretendere il pagamento per dei file già, di fatto, pagati. Nel 2007, negli USA, si è stabilito che tutti gli operatori devono pagare per ogni canzone in base al numero di utenti che la scaricano in streaming. La decisione ha alzato molto i costi del copyright e penalizza in primo luogo le emittenti prive di pubblicità, che fornivano un servizio migliore e senza interruzioni, paragonandole alle radio commerciali.

Le web radio appaiono in Italia nel 1998, non sono ancora riconosciute dal Ministero delle Comunicazioni perché non esiste ancora una normativa europea che regolamenti la questione. La Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) cura i diritti d’Autore con un contratto chiamato «modulo AWR» che suddivide le web radio in amatoriali, istituzionali e commerciali, imponendo alle prime e alle seconde di non avere pubblicità di nessun tipo, per cui diventa complicata la sopravvivenza della web radio stessa.

In questo quadro confuso dal punto di vista legislativo e nello stesso tempo di rapida evoluzione tecnica, le Web radio hanno trovato un momento unificante in forme associazionistiche che raggruppano moltissimi soci.

Durante una lezione di giornalismo radiofonico su Editoria e Podcast, abbiamo avuto modo di conoscere alcune radio web, e come fare per organizzare una emittente: naturalmente ci si può appoggiare ad una piattaforma già esistente (ad esempio Sprikeb) e avvalersi di programmi come Audacity e GarageBand. 

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Gennaio 2017 14:23 )