IL DIRITTO DI VIVERE

Mercoledì 01 Marzo 2017 01:57 Marco Ranaldi
Stampa

Sembra un caso che nel giorno del martedì grasso, quando cioè la civiltà laica ed essenzialmente non religiosa, festeggia il tempo della carne sopra lo spirito, il tempo delle aperture rispetto alle chiusure qualche maschera sia caduta, qualche vita sia partita.  E quello che non è un caso è legato alla fine della vita di una persona, che con enorme tristezza ha dovuto scegliere un viaggio in terra svizzera per poter chiudere il proprio diritto di vita. Carnevale, il tempo quindi che precede la quaresima, il tempo quindi di ritrovarsi ancora una volta a capo chino a chiederci che cosa devo fare per vivere meglio, per poter arrivare quindi alla santa Pasqua? E' un caso quindi che la vita di un uomo non possa essere contemplata se non nelle visione pessimistica e negativa di chi ha deciso di togliersi la vita? O forse è un diritto alla vita, vivere fino allo stremo, vivere per esistere, vivere per lasciare segni, vivere per essere sicuro, forse che in un domani qualche cosa succederà, qualche sole rosso finalmente si leverà e la passione continuerà a scorrere. Il diritto alla vita quindi, il diritto a vivere la propria vita laica, come il carnevale, fuori da ogni giudizio moralistico, da ogni pessimismo e da ogni posizione che richiama alla memoria quel bieco bigottismo che non sa vedere che male e basta. Nessuno ha diritto di metter parola sulla decisione di un essere umano. Nessuno. Eppure nel giorno di carnevale si sono sentite tante parole alla rinfusa, tanti giudizi, tanti estremismi, tanti sbandieratori che farebbero bene ad andare dietro ad un corteo carnecialesco. Certo lì avrebbero più senso perchè perderebbero la loro stupida e bieca tradizione di tradire l'uomo, di distruggere la vita, di non amare la vita se non con una serie di insulse parole, prive di un vero significato e prive soprattutto di vita. Il 28 febbraio 2017, giorno di carnevale, spero veramente che venga ricordato come un giorno in cui la vita è stata ammessa ad esistere, sopra tutto e sopra tutti. E per colui che ha deciso di andare via, il pensiero sereno e sincero, quello che in un'altra vita chiameremmo preghiera senza nessuna connotazione religiosa ma solo come momento di ricordo, di memoria, di vita che continua ancora.

Share