L'Ue: «Italia in ritardo sui target di Kyoto»
Come Austria e Lussemburgo, deve ridurre le emissioni di Co2.
Si prevede che l'Italia, insieme all'Austria e al Lussemburgo, possa avere «difficoltà» a rispettare gli obiettivi di riduzione di Co2 (sigla chimica dell'anidride carbonica) fissati dal protocollo di Kyoto per il periodo 2008-2012. Questo è quanto emerge da un rapporto della Commissione dell'Unione europea o Ue sul rispetto della tabella di marcia (gli obiettivi globali fissati al vertice di Cancun: leggi).
Il 7 ottobre la commissaria Ue al clima Connie Hedergaard ha rilevato che il mancato rispetto degli obiettivi da parte di questi tre Paesi non mette a rischio il target europeo, che dovrebbe essere «probabilmente superato» (i capi di Stato più inquinanti: leggi).
L'UE HA RIDOTTO LE EMISSIONI DEL 15,5%. Alla fine del 2010, l'Ue a 15 Stati è sulla buona strada per centrare gli obiettivi di Kyoto, segnando complessivamente un taglio delle emissioni dal 1990 del 15,5%.
Secondo l'Agenzia europea per l' ambiente Italia, Austria e Lussemburgo devono fare più sforzi per assicurare il risultato dell'Ue a 15, tramite un'ulteriore riduzione delle emissioni oppure facendo maggiore uso dei meccanismi flessibili del protocollo, che consentono di acquisire crediti con progetti nei Paesi in via di sviluppo (salvare il Pianeta in 10 mosse: leggi).
«SERVE UN BUDGET ADEGUATO PER RISPETTARE GLI IMPEGNI». In ogni caso, secondo l'Agenzia europea «qualsiasi opzione questi paesi decidano di adottare, è necessario un budget adeguato per assicurare il rispetto degli impegni».
I dati del rapporto sono ancora «preliminari», hanno spiegato i servizi Clima della Commissione Ue. Quelli definitivi sono previsti solo per il maggio del 2012. Solo allora Bruxelles intende valutare quali misure aggiuntive chiedere a questi tre Paesi.
Il non rispetto dei target nazionali prevede l'avvio di una procedura di infrazione, cioè di un meccanismo disciplinare che potrebbe condurre davanti alla Corte di giustizia della Ue e al rischio di multe.
L'88% degli europei vuole più rispetto per l'ambiente
Poco più di due europei su tre (68%) considerano il cambiamento climatico un problema «molto grave» (si arriva all'89% se si somma chi lo considera «grave») e per l'80% circa l'adozione di misure per combatterlo può dare impulso all'economia e all'occupazione.
A rivelarlo è stata un'indagine speciale di Eurobarometro secondo la quale esiste una «crescente inquietudine dell'opinione pubblica» (maggiore rispetto al 2009) e più preoccupazione per le questioni ambientali che non per la situazione economica.
Secondo il sondaggio Eurobarometro (effettuato a giugno 2011) nei 27 Stati membri c'è un'alta aspettativa (attribuita all'88% degli intervistati) che entro la metà del secolo l'Europa si trasformi in una società rispettosa del clima, con un maggior uso di rinnovabili, e a basse emissioni di carbonio (il 73% spera si faccia uso di biocombustibili per le auto).
IL CLIMA AL SECONDO POSTO FRA I PROBLEMI PIÙ SENTITI. Nel complesso, il cambiamento climatico si piazza al secondo posto tra i problemi più gravi che il mondo si trova ad affrontare, dopo la povertà, la fame e la mancanza di acqua potabile (considerate come un unico problema).
Per il 51% si tratta del problema più grave. Il 78% ritiene che la lotta al cambiamento climatico e il miglioramento dell'efficienza energetica possano dare impulso all'economia e all'occupazione nell'Ue; mentre il 68% è favorevole a una fiscalità maggiormente incentrata sulla tassazione del consumo energetico.
La misura più comunemente adottata dagli europei risulta, per il 66% degli interpellati, il ricico dei rifiuti domestici.
L'Europa verso Durban «senza ambiguità»
L'Unione europea deve mantenere «una posizione senza ambiguità» nei negoziati internazionali previsti a Durban (Sud Africa) dal 28 novembre al 9 dicembre prossimi. Lo ha detto ancora la commissaria Ue al Clima Connie Hedegaard, presentando i risultati dell'indagine Eurobarometro.
«Spero che i ministri dell'ambiente adottino una posizione chiara e senza ambiguità», ha detto Hedegaard.
I negoziati di Durban sono pensati per allungare la vita al protocollo di Kyoto. Ma anche per tutelare le foreste, fornire regole al Fondo verde, e in vista del trasferimento delle tecnologie anti-CO2.
Questo è quanto è emerso dagli incontri ufficiali di Panama, in chiusura il 7 ottobre, sotto l'egida della Convenzione quadro Onu per i cambiamenti climatici (o Unfccc - United nations framework convention on climate change).
A PANAMA L'ULTIMA OCCASIONE DI CONFRONTO. In centro America i delegati internazionali hanno preparato il campo ai negoziati finali previsti al vertice mondiale a Durban in Sudafrica (Cop17), dal 28 novembre al 9 dicembre prossimi: la riunione di Panama è stata, infatti, l'ultima occasione di confronto ufficiale, anche se sembra sia prevista una pre-conferenza per cercare di chiudere il 'cerchio', almeno informale, su un possibile accordo sul periodo post-Kyoto, cioè dal 2012 in poi.
Quello che ci si aspettava da questa sessione di Panama era però almeno una bozza su cui poi lavorare a Durban: un testo più o meno condiviso come base di partenza per salvare il protocollo.
1000 MILIARDI DESTINATI AL FONDO VERDE. Naturalmente sul piatto del prossimo vertice a Durban rimangono le questioni relative agli aiuti a lungo termine (100 miliardi al 2030), la riforestazione, le regole da dare al Fondo verde per il clima, e gli aiuti ai Paesi meno sviluppati (specie in vista di un Kyoto 2) sotto forma di cooperazione e trasferimento tecnologico.
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