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L'idea di aprire DEApress/volontari

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Dall'archivio (2007)

DEApress nasce come idea nel 1990 dal Prof. Pio Baldelli che vedeva come futuro per i giovani molti problemi a causa della non conoscenza delle chiavi di lettura sociali. L'educazione all'autodifesa dall'informazione e la controinformazione erano il suo cavallo di battaglia - agli studenti e ai suoi simpatizzanti - cercava di inculcare la dialettica come forza per reagire alla "sopraffazione socialculturale", politica e pubblicitaria.
L'osservazione dei costumi e l'analisi di quanto veniva propinato (dagli anni settanta in poi) erano gli elementi di discussione ovunque lui fosse presente. Quindi alcuni giovani già da allora (che avevano fatto buon uso negli anni sessanta della capacità dialettica e nel cogliere i segni - all'inizio si diceva ad intuito e/o a naso poi con riflessione marxista - che il caso disperde se non captati da memorie storiche) fecero del suo insegnamento una scuola di pensiero e decisero che era tempo per gestire "altri spazi" luoghi di "parole in libertà"  senza confini e senza limiti di spazio/tempo.
L'identità sociale si forma grazie alle situazioni emergenti che in questi ultimi decenni con i nuovi media hanno dato sensibilità cognitiva alla massa. Quindi, tutti sono diventati  "opinionisti" e "critici" e ancora "massmidiologhi" ma tra quelli ci sono anche coloro che parlano a vanvera (giornalisti televisivi), con la carta stampata si alcuni impegnano a riflettere e così si può stabilre una scala di valori.
La nuova classe creativa ha messo e mette - ogni giorno - in gioco la propria esistenza. I giovani oggi si dividono: quelli che si credono in platea e quelli che si credono inutili, questo è molto grave perché i nostri figli se non guidati andranno a formarsi chissà dove e in modo anarchico, e dedurranno dalle loro esperienze la positività o negatività del conflitto sociale e del loro lavoro sociale.
Siamo diventati agit prop di cosa? dalle televendite alla nostra faccia (l'etica è in subbuglio direi). E qui arriviamo alla precarietà del lavoro del "free lance" - se ieri c'erano delle prospettive - oggi cosa ci aspetta per il futuro? E' facile fare come abbiamo fatto noi e aprire un sito che dialoghi con il mondo ma poi le nostre idealità, crisi di identità, crisi di valori - in quale tavolo possiamo metterli?
Non vendersi vuol dire lavorare free per comunicare una parte della tua visione del mondo e quindi siamo precari fin quando non ci assoggettiamo al potre. Ai noiosi giornali che dicono sempe le cose che vuole l'editore "che paga" e che portano avanti una politica autoreferenziale, che vengono investiti di non credibilità molto spesso (ma che non se ne accorgono nemmeno) come dobbiamo rispondere. 
Dove dobbiamo collocare la verità, la qualità, il valore sociale, queste forme etiche non si pagano e le voci libere restano tali fino a quando trovano riscontro. Ecco perché l'idea di aprire prossimamente un forum  DEApress/volontari della comunicazione sociale.  

I volontari e gli stagisti che lavorano in questo momento in DEApress non riescono a coprire tutte le comunicazioni che ci arrivano come e-mail e ci scusiamo dato che molte volte vengono fatte delle scelte dettate dalle persone che leggono (scelte personali e non decise dal capo redatto in quanto ne siamo sprovvisti,).

Ai tutti i nostri lettori chiediamo di sostenerci e di scriverci, pubblicheremo anche opinioni di cui non siamo d'accordo e poi ne discuteremo. 

Silvana Grippi

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Agosto 2019 17:38 )  

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