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Il Faust di Silvia Colasanti

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Ricondurre la storia di Faust ad un percorso musicale e teatrale non è cosa facile. Silvia Colasanti, attenta al mondo delle rappresentazioni sonore e degli incanti musicali, ha cercato con la sua poetica di riprendere un testo incompiuto di Ferdinando Pessoa e di trarne una rappresentazione metalinguistico-musicale. Il mito di Faust, rivisto da Pessoa non è Goehte, non è Marlowe e non è Pessoa stesso; infatti, le trame dello scrittore portoghese sono arricchite da una forte presenza dello spirito umano, cosa che in questo Faust tende quasi a scomparire per poi riapparire in una “sacra” rappresentazione della vita come la morte, della morte come una soluzione alla vita. Non è facile questo testo di Pessoa che cerca di scardinare tutto ciò che di rassicurante c’era nei suoi predecessori e soprattutto cerca di dare un grido d’allarme verso le poetiche che in quei tempi poco si interessavano all’anima e ai suoi spostamenti. Infatti Pessoa, incantevole nel parlare di vita e di morte, di tormenti e di visioni ancestrali, di inconscio e di sogno, viene reinterpretato dalla Colasanti  con lo spirito di chi sa cosa dire e soprattutto di chi sa che narrare un archetipo così difficile, prova a farlo usando la sua timbrica strumentale; infatti è una ricerca continua di sperimentazioni sonore, di timbriche ruvide, di insistenti richiami lirici e di una forte conoscenza di quel mondo fatto di sospensioni sonore tanto caro a Gustav Mahler. E chissà perché, sempre Mahler torna in causa ogni volta che si ha a che fare con la coscienza umana, con il suo spirito. La Colasanti è invasa da quel lirismo, lo traduce con le sue conoscenze e le sue esperienze e riesce a dare ad una partitura non semplice, un senso di contemporaneità che spesso e volentieri altrimenti potrebbe sfuggire. Il forte lirismo  di matrice bergmiana è sentimentale e si avvicina proprio a quell’ideale razionale che fa di Faust invece un personaggio incompleto perché non riesce ad entrare in relazione con la sua parte sentimentale, quella irrazionale, quella onirica. Bravissima il soprano Laura Catrani interprete perfetta di questo vissuto femminile del personaggio, sdoppiamento e indole ricercata che non riesce però a pervadere l’animo del protagonista che preferisce non cedere e non accettare la sua parte emotiva e per questo da un taglio netto alla sua vita. L’Icarus Ensemble diretto da Gabriele Bonolis ha reso molto bene la partitura intensa, ritmica, ossessiva e anche lirica, con l’arpa  e le percussioni che cercavano di tessere le trame di un sentimento che era sempre lì per scoppiare e rimaneva imploso. Faust è stato interpretato da Ferdinando Bruni, attore che rispetta l’interpretazione nichilista, razionale e senza redenzione. La regia di Francesco Frongia è multimediale, con inserti d’immagini che scorrono con rievocazioni alla Pabst, alla Lang che forse non riescono a dare di più della musica della Colasanti, forte del suo linguaggio e della sua sicura penna compositiva che arriva a fondo della disperazione di un uomo alla continua ricerca della perfezione.

Marco Ranaldi

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