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Le parole di Fava, ancora attuali

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Giuseppe Fava, fondatore del giornale "I Siciliani" era un giornalista italiano. È’ stato ucciso nel gennaio 1984 dalla mafia. Il video che pubblichiamo, presente nell’archivio di You Tube lo vede protagonista di una intervista con Enzo Biagi. Le sue parole sembrano essere profetiche e attuali. Fava si scaglia da subito contro la mafia affermando che i mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. “Non si può definire mafioso il piccolo delinquente  che ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale…- afferma Fava -  quella è piccola criminalità che credo esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l'Italia.”  Fava espone con chiarezza ciò che era la vecchia mafia agricola rispetto all’attuale quando la società si modificò e i mafiosi non furono più quelli come Genco Russo. “I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono gli esecutori. Anche al massimo livello. Si fanno i nomi dei fratelli Greco. – dichiara Fava -  Si dice che siano i mafiosi vincenti a Palermo, i governatori della mafia. Non è vero: sono anche loro degli esecutori. Sono nella organizzazione, stanno al posto loro. Un'organizzazione che riesce a manovrare centomila miliardi l'anno. Più, del bilancio di un anno dello Stato italiano. E' in condizione di armare degli eserciti, di possedere flotte, di avere una propria aviazione. Infatti sta accadendo che la mafia si sia impadronita, almeno nel medio termine, del commercio delle armi.”
”La mafia – prosegue Fava -  ha acquisito una tale impunità da essere diventata perfino tracotante. Le parentele si fanno ufficialmente. Certo, si alzano le mani quando qualcuno sta per essere ammazzato, si cerca di tirare fuori l'alibi personale e morale. Io ho visto molti funerali di Stato. Ora dico una cosa di cui solo io sono convinto, quindi può non essere vera: ma molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità.” Alla domanda di Biagi sul come combattere il fenomeno della Mafia, Fava risponde: “A mio parere tutto parte dall'assenza dello Stato e al fallimento della società politica italiana. Forse è necessario creare una seconda Repubblica, in Italia, che abbia delle leggi e una struttura democratica che elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso, della sua avidità, della ferocia degli altri, della paura o che possa anche solo diventare un professionista della politica. Tutto parte da lì, dal fallimento degli uomini politici e della politica. Della nostra democrazia, così come con la nostra buona fede l'abbiamo appassionatamente costruita e che ci si sta sgretolando nelle mani.”

Nicoletta Consumi - DEApress



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