A Berlino il Festival del cinema ha premiato l'Italia con due film "Cesare non deve morire" dei frantelli Taviani e "DIAZ.non pulire questo sangue" di Daniele Vicari.
Due film che contemporaneamente fatto onore al nostro cinema e disonore alla nostra Italia. Due film ottimi sia per la qualità che per i contenuti che rappresentano non un periodo storico ma una situazione ancora attuale: era da "Ladri di Biciclette" che non vedevamo film di una realtà cruda e per molti lati sconosciuta alla grande massa, soprattutto ai giovani. Il carcere e la polizia repressiva sono una faccia di una stessa medaglia e questo porterà gli spettatori ad esaminare anche gli aspetti sociali del nostro contemporaneo e così si possono vedere situazioni avvenute che rengono rese pubbliche con le sue tematiche scottanti. Finalmente il grande pubblico si troverà ad affrontate situazioni che sono parte della storia del nostro paese ma che creeranno perplessità nello spettatore .
"Cesare non deve morire", per me che ho visitato le carceri italiane negli anni ottanta, quando "c'erano i vetri" per parlare con il detenuto (carceri speciali) e vedere questa "quasi idilliaca" situazione carceraria (luogo di recupero) mi "stona", come mi "stona" vedere parlare della Scuola DIAZ.
L'importanza del recupero sociale nelle galere e della rivisitazione di Genova mi porta a rivedere quei momenti storici a cui ho partecipato . A questo punto mi domando e mi rispondo: cos'è successo dagli anni settanta ad oggi? Sono quaranta anni che parliamo di repressione e oggi constato che l'Italia porta a casa due premi per il suo periodo più reazionario. Ricordiamoci che nel Carcere romano "Regina Coeli" è morto Stefano Cucchi, ricordiamoci che a Genova è morto Carlo Giuliani, e gardiamo i giornali di tutti i giorni che ci avvisano che oggi molti detenuti si uccidono (v. le statistiche da gennaio ad oggi) quindi mi riesce difficile esultare.
Due film che contemporaneamente fatto onore al nostro cinema e disonore alla nostra Italia. Due film ottimi sia per la qualità che per i contenuti che rappresentano non un periodo storico ma una situazione ancora attuale: era da "Ladri di Biciclette" che non vedevamo film di una realtà cruda e per molti lati sconosciuta alla grande massa, soprattutto ai giovani. Il carcere e la polizia repressiva sono una faccia di una stessa medaglia e questo porterà gli spettatori ad esaminare anche gli aspetti sociali del nostro contemporaneo e così si possono vedere situazioni avvenute che rengono rese pubbliche con le sue tematiche scottanti. Finalmente il grande pubblico si troverà ad affrontate situazioni che sono parte della storia del nostro paese ma che creeranno perplessità nello spettatore .
"Cesare non deve morire", per me che ho visitato le carceri italiane negli anni ottanta, quando "c'erano i vetri" per parlare con il detenuto (carceri speciali) e vedere questa "quasi idilliaca" situazione carceraria (luogo di recupero) mi "stona", come mi "stona" vedere parlare della Scuola DIAZ.
L'importanza del recupero sociale nelle galere e della rivisitazione di Genova mi porta a rivedere quei momenti storici a cui ho partecipato . A questo punto mi domando e mi rispondo: cos'è successo dagli anni settanta ad oggi? Sono quaranta anni che parliamo di repressione e oggi constato che l'Italia porta a casa due premi per il suo periodo più reazionario. Ricordiamoci che nel Carcere romano "Regina Coeli" è morto Stefano Cucchi, ricordiamoci che a Genova è morto Carlo Giuliani, e gardiamo i giornali di tutti i giorni che ci avvisano che oggi molti detenuti si uccidono (v. le statistiche da gennaio ad oggi) quindi mi riesce difficile esultare.
Il racconto della scuola Diaz - dove giovani e gente comune sono stati pestati per il puro "potere" questo film ci permette di fare un "fermo immagine" e forse vuol essere, anche, un momento di rivaluzazione sociale. Sinceramente, questi premi non mi fanno vedere il nostro paese più "democratico" anche se c'è un lavoro da parte di registi scrupolosi, che vogliono rappresentare un riscatto con il "riconoscimento" di quello che è successo. Daniele Vicari con "DIAZ non pulire questo sangue", ha portato in un piano internazionale la storia vigliacca dei picchiatori visti in azione. Ha vinto, meritatamente, il secondo posto del premio del pubblico alla kermesse berlinese, anche se ciò mi stupisce. L'Italia riconosce i suoi errori? Perchè ORA?
Di tutto questo le nostre forze politiche dovrebbero vergognarsi ed invece sembra quasi che scusandosi dei propri precedessori si lavino la coscienza. .
Di tutto questo le nostre forze politiche dovrebbero vergognarsi ed invece sembra quasi che scusandosi dei propri precedessori si lavino la coscienza. .
Ero presente in piazza Alimonda e ho visto, la mattina del 21 luglio 2001, il sangue. Me lo ricordo ancora! Questi diritti civili - tanto invocati e di cui tutti sono pronti a riempirsi la bocca - ancora non sono ristabiliti. Quando rivedo le mie foto della Diaz mi accorgo di avere ancora la rabbia dentro e le lacrime agli occhi. Spero che la stessa rabbia possano averla tutti coloro che vedranno come ci hanno trattato a Genova..

Foto: Archivio DEA/Silvana Grippi
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