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Torino: Fiera del Libro

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La censura al contrario

Perché la richiesta di un boicottaggio desta tanto scandalo? Perché è vietato dire no?
In questi giorni di polemica, si avverte un senso di grande confusione, voluta e surrettizia, dei termini in questione. Eppure un boicottaggio è soltanto una legittima presa di distanza, non una censura, un divieto a parlare per chicchessia.
Andiamo con ordine. La Fiera del Libro di Tornino ha deciso di invitare Israele quale ospite d'onore per la prossima edizione. E in quest'invito ci sono diverse cose che stonano.

In primo luogo non può essere trascurato l'intento di celebrare i sessant'anni dalla nascita dello Stato, quel 1948 che coincide con la Nakba, la catastrofe, per i Palestinesi. Uno Stato nato da un senso di colpa tutto europeo, ma costruito sulla pelle di chi non ha avuto alcuna responsabilità nell'antisemitismo e nella Shoah. Un rifugio per oppressi realizzato con una poderosa pulizia etnica nei confronti di nuovi oppressi. E' inevitabile, per questo, parlare di inopportuna provocazione nei confronti di chi, da sessant'anni, rivendica diritti negati con la violenza nonostante numerose sentenze delle Nazioni Unite e dei Tribunali Internazionali.
In secondo luogo è necessario ricordare che nel gennaio 2007 gli organizzatori della Fiera avevano offerto il posto di ospite d'onore, per il 2008, all'Egitto. Solo grazie alle pressioni diplomatiche provenienti da Israele si è verificata questa inusuale e brusca 'sostituzione'. Boicottare non è lecito, mentre negare ad altri ciò che si pretende per se stessi sì?

In terzo luogo, non si può non ricordare che questo invito non è rivolto alla 'cultura' israeliana, ma allo Stato di Israele: è il Ministero degli Esteri di Tel Aviv che ha fatto da mediatore e che in sostanza ha deciso da quali intellettuali farsi rappresentare. Ed ecco quindi gli scrittori militanti, da Oz, a Yehoshua, a Grossman. Si parla di pacifisti, ma è difficile scorgerne. Grossman rappresenta il caso più lampante di intellettualismo vuoto e interessato: per anni è stato alfiere della politica aggressiva di Israele, ha sostenuto la recente entrata in guerra contro il Libano e, soltanto dopo la morte del figlio sul campo di battaglia, è passato a contestare il Primo Ministro Olmert; e non certo sull'opportunità del conflitto, ma piuttosto sul modo in cui è stato gestito.

Come ha saggiamente suggerito Omar Barghouti, l'invito di intellettuali veri come Ilan Pappe e Michel Warschanski avrebbe forse costituito una possibilità reale di istituire un confronto aperto, vivo e necessario sul drammatico scontro tra israeliani e palestinesi.
Boicottare è un peccato mortale? Di fronte a questo quadro untuoso e insincero, rinunciare a partecipare e invitare alla non partecipazione costituisce una forma di censura? Chi risponde di sì ha probabilmente già messo in atto la vera censura. Ma al contrario.
 
L'articolo è apparso sulla rivista online 'Rivista in scena' al seguente link:

http://www.rivistainscena.it/archivio/riv/num/archive.asp?id=508

Giulio Gori - DEApress 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Febbraio 2008 11:17 )  

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