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Tibet

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Dato che continuano gli scontri in Tibet e le polemiche sul tema, vi esporrò anche la mia opinione, cercando di ricapitolare cronologicamente gli eventi. La rivoluzione cinese di Mao aveva portato alla Cina un notevole avanzamento in tema di diritti civili (si potrebbe portare come esempio i progressi nella condizione delle donne), e una struttura sociale certamente molto più avanzata rispetto al passato. Credendo, forse a torto, che i miei lettori/lettrici concordino con me su ciò, non mi dilungherò su questo, e nemmeno sugli errori di Mao, primo tra tutti l'autoritarismo e la mancanza di democrazia "dal basso" del suo governo; certo si tentò di rimediare (è forse possibile dare questa interpretazione ad es. della rivoluzione culturale)ma, i suddetti tentativi, malgrado l'influsso a volte positivo che ebbero (specialmente all'estero- vedi l'antiautoritarismo che la rivoluzione culturale accentuò nel 68 europeo) si rivelarono spesso insufficienti. Nonostante ciò, inizialmente la conquista del Tibet da parte della Cina, sia pure -in astratto- condannabile come aggressione ad uno stato (forse)estero, e comunque indipendente, portò giovamento alla popolazione tibetana che viveva oppressa da un regime feudale guidato -in ultima analisi- da una sorta di teocrazia. Arriverei persino a congetturare che le stesse masse tibetane sostenessero inizialmente almeno in parte l'occupazione cinese.....almeno per i vantaggi che, in un primo momento ne sarebbero derivati. In seguito però il governo cinese non dimostrò alcuna volontà di rispettare le specificità culturali tibetane (si potrebbe portare ad esempio la pretesa di Pechino di avere persone gradite al governo nelle cariche religiose).La Cina trattò inoltre il Tibet come un territorio straniero sotto occupazione, non come una parte del suo stato (infatti sembra che si verificò una sorta di "importazione dei funzionari"). La situazione generale cinese (e di conseguenza anche la situazione tibetana) peggiorò dopo la morte di Mao, quando i suoi successori eliminarono progressivamente molte delle conquiste sociali della rivoluzione (e al riguardo citerò il progressivo ritorno all'economia di mercato). L'esilio in India ha fatto comunque progredire il Dalai Lama e la sua corte che, - oggi- non cercano più di ritornare al potere, ma reclamano solo una maggiore autonomia del Tibet (specialmente in campi "culturali") da Pechino. Bisognerà anche citare il positivo influsso che la suddetta cerchia ebbe nei paesi "occidentali", in quanto contribuì a veicolare nelle masse europee e statunitensi idee altrimenti malconosciute, o quantomeno limitate ad ambienti della cultura "alta". L'Europa e, gli Stati Uniti(si intenda: i popoli) hanno un profondo debito di gratitudine nei confronti del Dalai Lama, che non possiamo misconoscere.

Noi non sappiamo con certezza quanto il Dalai Lama sia poi realmente dietro ai recenti tumulti che, in fondo potrebbero rivelarsi sostanzialmente mossi da altri moventi e con altre ragioni (economiche etc.).Anche se la scintilla che ha infiammato gli scontri sembra sia stata originata in "spazi religiosi", non ci sarebbe stato un "tumulto così grande" se non fossero esistite altre ragioni...

Noto però che è comunque in corso un tentativo (principalmente Usa) di strumentalizzare il Dalai Lama,oltre quello che lui stesso dice e vuole, in funzione anticinese.Concederò un pò di spazio alla paranoia....Questo potrebbe -in un futuro-prendere anche un'altro aspetto. Il Dalai Lama potrebbe essere usato, in futuro, dall'"occidente"-se la protesta va avanti- per impedire una radicalizzazione della situazione,che  potrebbe a sua volta innescare altre rivolte ed altri conflitti nell'area himalayana- ricordiamo ad es.che la rivoluzione in Nepal è oggi a un punto morto, ma potrebbe riprendere.....Va comunque ricordato come, dato il seguito del Dalai Lama in occidente, sostenerlo -da parte della Rice-è anche una mossa di politica interna, specialmente negli Usa dove si avvicinano le elezioni.
Certamente non posso che esprimermi per il sostegno delle le masse tibetane in lotta, auspicando al tempo stesso una radicalizzazione del movimento, ovvero che venga steso, da parte loro, un programma rivoluzionario basato sul ritorno all'economia di piano, questa volta sotto il democratico controllo da parte della popolazione. Certamente mi auguro la loro autonomia, non che passino da una dominazione all'altra, e quindi non un'indipendenza politica (probabilmente) non voluta nemmeno da loro....suggerirei quindi, con "saccenza" certo eccessiva, la formula-slogan per un  programma: Unione delle repubbliche socialiste cinesi (che un domani comprenda anche Taiwan).
 

Fabrizio Cucchi, DEApress

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 10 Maggio 2008 15:51 )  

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