c'è crisi
il qualunquista è tirato dentro che se proprio non è un sorcio deve prendere posizione
per prendere posizione il qualunquista - l'intellettuale va al fondo delle cose ma senza essere coinvolto perché il suo è un mestiere - non può fare a meno di punti di riferimento che essendo qualunquista non ha mai adottato. oppure ha sempre adottato ma ai quali ha rinunciato
dall'ultimo post è caduto prodi è accaduto berlusconi e siamo caduti nella crisi pilotata. noi della rete noi nella rete noi nella vita/non vita
cosa faccio io per la mia libertà? cosa sono pronto a dare per la mia libertà? amo la mia libertà a tal punto da, mi verrebbe da dire, sacrificare qualcosa per essa? qualcosa di questa falsa libertà?
che sono domande contraddittorie, d'accordo, ma non se ne può più. io, non ne posso più
ora in terra d' Abruzzi i miei pastori lasciano gli stazzi e vanno verso il mare
mi sembra profetico il verso. l'abruzzo fa tremare (loro) per il segnale che da con chiarezza mai prima di adesso concessa. le pecore se ne stanno andando, senza pastori, questa volta, verso il mare, verso l'alto mare aperto e quindi non si sa dove
l'abruzzo si è dimostrata una grande terra non ricordo altre elezioni con un segnale così chiaro.
adesso, adesso è sufficiente dare identico segnale a una qualsiasi delle prossime elezioni e poi altrove alle altre e poi alle politiche
non c'è mai stato più di adesso un segnale così efficace come l'astensionismo abruzzese e soprattutto esplicativo del modo di mandare a casa tutta la banda
è accaduto che finalmente qualcuno ha compreso che il consenso non è votare questo o quello, ma semplicemente recarsi al seggio
cioè, andando al seggio acconsento alle modalità di governare in questo modo la mia esistenza, la mia vita: messaggio da simbionti, parassitismo reciproco
solo che questo non è sufficiente se detto da un piccolo gruppo. ma se detto da metà degli aventi diritto allora diventa un urlo. il qualunquista pensa all'effetto verso il soggetto politico e lo immagina allarmato disorientato con il pollice in bocca dietro il divano aspettando di essere scoperto proprio in quell'atteggiamento per essere liberato da una confessione tra le braccia della grande madre istituzione - qualunque essa sia delle cinque o sei che ci sono in italia - che lo accarezza e lo ricopre di protezione legandolo alla macchina che lo potrà tenere in vita. artificiale, non importa, ma vivo
e poi pensa al soggetto pecore scappate che ancora belano indistintamente e individualmente di paura perchè ciascuna nella propria fuga, assertiva, si quest'ultima, ma ancora cieca e senza orizzonte (con un orizzonte indefinito), si sente, ed è, sola sola come non è mai stata e senza il cordone di alimentazione al soggetto politico, alla grande madre istituzione. le pecore belano singolarmente e tutte insieme e urlano e infine ruggiscono perché sono insieme e perché hanno paura dell'ignoto (ma c'è l'ignoto?) e sono disperate per la loro cecità. i ricordi non esistono più (ci sono mai stati?) la paura blocca le idee, si scappa e basta l'importante è allontanarsi, mettersi fuori portata essere sole e lasciare soli i pastori che invece che il buon latte mangeranno la loro stessa... natura
è quasi carino, ingenuo, naif, il ricordo di persone che chiamano alla sera alla trasmissione radiofonica e dichiarano sono di destra sono di sinistra sono di centro mette allegria il pensiero che loro non saranno mai pecore, neppure pecore e non qualunquisti saranno come sono sempre state: di centro di destra di sinistra di qua di la
aspetto con gioia che l'urlo si ripeta
sarò un illuso - si lo so sono un illuso - ma ci spero
tutte le altre forme di lotta che leggo per mandare a casa questi reciproci parassiti non hanno efficacia, neppure quelli violenti - la violenza si riproduce poi per acquisizione del metodo, per imitazione, per obbligo di sopravvivenza
e il soggetto pecore scappate senza pastore dovranno ricominciare a organizzarsi su alcune basi dimenticate, alienate da loro
anche qui c'è soltanto l'effimera speranza: di trovare un orizzonte e una luce migliore, vivibile, non di felicità ma vivibile secondo l'umana nostra natura - non più di pecore come fino ad oggi siamo stati
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