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Il pieno? Lo faccio al bagno...

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La Norvegia sta per rivoluzionare il mondo dei biocarburanti. Non ci saranno più problemi di natura etica o morale, niente più spazio riservato a colture destinate alla produzione di biodiesel & company. Inoltre il progetto si basa su un materiale potenzialmente inesauribile, i rifiuti solidi umani. Il signor Ole Jakob Johansen, capo del progetto, ha messo a punto una nuova tecnica in cui si può ricavare metano grazie alla fermentazione dei rifiuti che circolano quotidianamente nelle fognature. Il progetto, che può apparire ambizioso, è più attuale che mai; l'obiettivo è far circolare almeno 300 autobus nella capitale norvegese entro il 2010. Inoltre il “biometano umano” è anche molto competitivo sia dal punto divista dell'inquinamento che dal punto di vista dei costi di produzione. Il biometano è neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2 e immette nell'atmosfera il 78% in meno di nitrati eil 98% in meno di polveri sottili. La sua produzione verrebbe a costare dal 30 al 40% in meno del gasolio fossile. Una trovata geniale, visto che al bagno ci dobbiamo andare tutti e ogni anno, ogni persona “produce” l'equivalente di otto litri di diesel .Facendo il calcolo in proporzioni di grandi città significherebbe una grandissima produzione di carburante “pulito” che sarebbe ingrado di far funzionare gran parte dei mezzi pubblici. Prendendo come esempio Milano (1.300.00 abitanti) si produrrebbe abbastanza carburante per 300 autobus, ciascuno con un'autonomia annuale di 100.000 km. Il dibattito che si è acceso negli ultimi anni su ibiocarburanti vuole focalizzare l'attenzione e capire se queste “benzine alternative” sono davvero la scelta migliore rispetto ai combustibili fossili. Per la produzione di bioetanolo si usano piante ricche di zuccheri come la barbabietola, il riso, la patata e la canna da zucchero; per il biodisel invece si usano oli di origine vegetale e scarti di animali. È difficile affermare che i biocarburanti siano sicuramente la scelta migliore, considerando i costi delle colture, dei procedimenti e soprattutto la scelta di destinare ortaggi commestibili per la produzione di carburante quando tanta gente muore di fame. Sicuramente oggi, grazie a questi processi abbiamo la possibilità di vedere oltre e di mettere appunto nuove tecniche più sostenibili sotto tutti i punti di vista; una prova concreta è il lavoro fatto dal tecnico norvegese.

 

MatteoGhetta

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 24 Aprile 2009 15:33 )  

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