Tra
feste dell’Unità, riprovevoli tentativi canori e retoriche scalate
condominiali, c’è invece chi vagheggia e vezzeggia sul palcoscenico mediatico.
Lo shamano Berlusconi, che quell’arena la conosce come le sue tasche. E in
quell’arena, e con essa, ha costruito la sua scalata. Fabbricando realtà.
Costruendo, mattone su mattone, un palcoscenico ed un teatrino che all’
italiano medio, diciamocela tutta, piace.
Piace
perché Mr. B. anticipa i tempi, perché propone ciò che esso vorrebbe sentirsi
proporre, perché parla e straparla, antico vezzo italiano. Perché fa quello che
l’italiano medio vorrebbe fare se fosse al suo posto. Diciotto escort, festini
e champagne. Chi si tirerebbe indietro? Nessuno. Allora Palazzo Grazioli non
esiste. Non esiste l’imprenditore Tarantini. Non esistono le escort. Non esiste
la coca e le belle donnine usate come strumento di scalata sociale. E di
potere. Non esiste niente, cari miei. E’ solo finzione. Realtà prefabbricata.
Ad hoc, dal personaggio di cui sopra. Costruita come gli alloggi nel capoluogo
abruzzese. Di legno. Maquillage. Apparenza.
Abile
incantatore di serpenti a cui viene concesso il lusso di andare in scena con un
monologo d’altri tempi. Ora i problemi sono due.
Il
primo: l’evento mediatico doveva avere come leitmotiv la consegna degli alloggi
ai terremotati e non declinarsi in propaganda politica.
Il
secondo, conseguenza del primo, è che l’evento, trasformatosi in arena politica,
non ha visto nessun Contradditorio. Va bene, direte, con questi chiari di luna
e con Bersani e Franceschini impegnati a cantare e tracannare, meglio che non
ci sia stato. E non vi do tutti i torti, anche perché Mr. B sembra essersi rovinato da solo. In
quell’arena. Come a dire, chi è causa del suo male non pianga se stesso. Se poi
è lui, meglio ancora.
Beh,
per certi versi. Perché quando si muove non ci vedo mai chiaro. Allora quell’
andare così allo sbaraglio, puntando forca e coltelli contro tutto e tutti, non
mi torna. E non mi torna perché se sta dove sta da così tanti anni un motivo ci
sarà. Se dice A non vuole dire A.
Finzione.
Realtà prefabbricata.
Ma
ciò che più mi sdegna è che coloro i quali sono stati deputati dal popolo
italiano a fare opposizione alla maggioranza di governo, ossia a Berlusconi, non
siano in grado di svelare quelle apparenze che si celano dietro il velo di
Arcore. Capita così che all’indomani della puntata di Porta a Porta, i leader
della sinistra, o presunti tali, puntino il dito solo sulle performances del
cavaliere, rispondendo con altre e simili accuse. Andando a fare, esattamente,
il suo gioco. Concentrarsi più sull’estetica che sull’etica. Più sulle
apparenze che sulla realtà. E allora le soluzioni sono due. O c’è una
connivenza generale al progetto berlusconiano, oppure un po’ bischeri lo si è
per davvero. Sinceramente credo un po’ l’una e un po’ l’atra. Insomma un mix
che peggio di così non si poteva. Si perché qualsiasi buon politico degno di
tale nome si sarebbe concentrato sui fatti concreti. Ecco, quello che un po’ tutti
dovremmo fare: ridare centralità ai fatti, avendo la capacità e l’abilità di
non farci abbagliare da contata luce. Fumo negli occhi. Perché sono loro il
metro attraverso quale misurare l’operato di un governo. Perché sono loro a
sancire l’efficacia e l’efficienza dei leader. Al dì là delle vanesie elucubrazioni
personali.
Ed
eccone alcuni.
Il
presidente del consiglio ha parlato di ammortizzatori sociali, dichiarando di
aver adottato, in tal senso misure anti crisi per una cifra pari a 34 miliardi
di euro. Andando a sbirciare l’ultimo Dpef, lo Stato ha stanziato per il quadriennio
2008-2011, la cifra di 7,2 miliardi di euro ai quali si aggiungono gli 8
miliardi a favore dell’occupazione previsti dall’accordo Stato-regioni, per il
biennio 2009-2010. Totale degli interventi 15,2 miliardi di euro. Meno della
metà di quelli dichiarati da Berlusconi.
Il
presidente del consiglio ha affermato che, nella crisi generale, l’industria
italiana sta rispondendo meglio di qualsiasi altro paese. Purtroppo anche
questa notizia è falsa. I dati EUROSTAT, relativi al 14 settembre 2009, ci
dicono che l’Italia si trova al settimo posto nella crescita della produzione
mondiale (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/4-14092009-AP/EN/4-14092009-AP-EN.PDF)
, dietro anche Bulgaria ed Estonia.
Il presidente del consiglio ha sostenuto di aver
sempre portato a termine gli impegni presi.
Prendiamo quattro esempi, dal famoso contratto con gli italiani del 2001
:
esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui;
riduzione al 23% per i redditi
fino a 200 milioni di lire annui;
innalzamento delle pensioni minime ad almeno 1 milione al mese;
introduzione del poliziotto, carabiniere o vigile di quartiere nelle
città col risultato di una forte riduzione del numero dei reati rispetto agli
attuali 3 milioni;
Ebbene, nessuno di questi quattro punti è stato
rispettato. Non sono state introdotte le
due aliquote; nel 2006, secondo i dati della Banca d’Italia, c’erano
ancora 4,4 milioni di famiglie con pensione inferiore ai 550 euro al mese; dal
2001 al 2005 i reati, secondo i dati Istat, aumentarono del 26, 2%.
Ora, questi sono solo pochi esempi. Reali. Con i
quali chi di dovere dovrebbe fare politica e/o opposizione. Non chiacchiere da
bar. Certo, informarsi richiede molto più tempo, capacità e volontà rispetto
alle facili, comode, ripetitive e sterili prese di posizione. Lasciano il tempo
che trovano. Non hanno seguito, se non quello di contribuire a far affondare la
barca. Questo vale anche per tutta quella gente che spesso cade in questo
gioco, gridando magari nella rete il proprio disimpegno informativo, dicendo no
alla puntata di “Porta a Porta” con Berlusconi. Come si fa? Il nemico bisogna
conoscerlo per combatterlo. E lo si combatte usando come arma e scudo i fatti.
Non le vane parole. Sennò non ha senso farlo. Anzi. E’ controproducente. E il
fatto che abbia governato e stia governando l’Italia, da una quindicina di anni
a questa parte, ne è la conferma.
Simone Grasso
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