Roberto Perotti è docente di Economia nella prestigiosa università milanese Bocconi. Ha insegnato per anni alla Columbia University di New York,ed ora esce in Italia con un saggio al vetriolo sull'università italiana. Sulla scia, ovviamente, degli scandali che, negli ultimi tempi, stanno investendo una delle istituzioni storiche più prestigiose, oltre che fondamentali per l'evoluzione e la crescita di un Paese.
Il testo di Perotti è schietto ed impetuoso, non usa mezzi termini nell'analizzare le criticità ma anche nel proporre eventuali vie d'uscite. L'università italiana, ricorda, da tempo è malata, prigionera di diatribe, un luogo ingiusto che favorisce i privilegiati e non incoraggia i meritevoli. Un luogo dove nessuno viene premiato se ha successo nella ricerca e nell'insegnamento. Il rimedio? Premiare il merito, anche e soprattutto attraverso una differenziazione degli stipendi, che però non può essere fissata a priori per tutte le possibili situazioni. E poi puntare sul ruolo degli incentivi, e non delle regole. Questo il messaggio centrale del libro. Affiancato poi da un ulteriore presa di posizione, abbastanza contro corrente. Come rendere gli atenei migliori e far affluire le risorse a quelli migliori? O assegnandoli sulla base di una continua e costante valutazione della ricerca ad opera di istituzioni internazionali, oppure attraverso un aumento delle rette, che da una parte permettono di aumentare l'efficacia e dall'altro permettono anche di aumentare l'equità. L'ultimo tassello riguarda la ricerca, e la sua centralità.Fare ricerca d'avanguardia è una condizione necessaria , e in gran parte sufficiente per una università di successo. Questo il secondo messaggio del libro appunto: la centralità della ricerca.
Analisi critica ma al tempo stesso propositiva. Un saggio interessantissimo per chi vuol meglio comprendere tale tema, senza deviazioni o interferenze ideologiche e di parte, ma sorprendetemente neutrale.
Simone Grasso
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